Fra dieci giorni il test dirà chi ha violentato la 16enne

Dai Ris di Parma le comparazioni tra il Dna dei cinque studenti denunciati e quello che era presente nei liquidi biologici rimasti nei vestiti della minorenne

MODENA. Una decina di giorni e poi si avranno le prime fondamentali risposte sull’episodio di violenza sessuale di gruppo ai danni di una sedicenne che ha portato i carabinieri di Modena a denunciare a piede libero cinque studenti delle superiori, quattro diciottenni e un diciassettenne. I Ris di Parma renderanno noti gli esami comparativi del Dna e grazie a questi nuovi dati si conoscerà con certezza a chi, se solo ad uno dei cinque ragazzi oppure a più di uno, appartengono le tracce biologiche ritrovate e recuperate sugli indumenti della minorenne. Una decina di giorni: il gruppetto di amici è stato recentemente convocato al comando di via Pico dove era stato effettuato loro il prelievo di Dna mediante il tampone salivare. Il tempo di “creare” il Dna di ciascuno dei cinque e di compararlo con le tracce biologiche (liquido seminale e qualsiasi altra traccia biologica) ed ecco che si avrà un quadro della situazione. Una “situazione”, un dramma avvenuto all’inizio dell’agosto di quest’anno, in una villa con piscina in periferia di proprietà di una famiglia facoltosa. Il figlio benestante ha amici altrettanto figli di famiglie benestanti: frequentano le scuole superiori modenesi, si conoscono da tempo così come el rispettive famiglie. Un gruppo di pari livello, ragazzi e ragazze. Era “normale” per loro trascorrere un fine pomeriggio estivo a bordo piscina, non si trattava di una festa, di un “raduno” per sballarsi. E come afferma l’avvocato Marchiò, che difende uno dei cinque ragazzi, ovvero il figlio dei padroni casa, durante quella serata con amici di varie compagnie, tra cui appunto la 16enne portata alla villetta da una amica comune, non scorreva alcol. Il suo assistito, sostiene, non beve alcol. Secondo invece quanto denunciato ai carabinieri dalla 16enne, di alcol ne girava parecchio, tantoché a lei qui ragazzi fecero bere parecchi drink e poi, una volta ubriaca, avrebbero approfittato di lei. In un modo, come ha spiegato nella denuncia, brutale: richiusa nel bagno, con quattro ad abusare e uno che fuori a fare il palo, per poi chiedere il cambio del turno. E dopo lo stupro nel bagno, anche l’umiliazione della derisione, dello scherno davanti a tutti. La ragazza, dopo la mezzanotte, va a casa, parla con i genitori e poi, l’indomani, va in caserma dai carabinieri a denunciare l’accaduto. Viene portata al policlinico, nella clinica ginecologica viene effettuato un esame che accerta che c’è stato un rapporto sessuale completo, ci sono le tracce. Viene ascoltata da un neuropsicologo, i militari interrogano gli amici di lei, quelli della compagnia, i presenti a quella festa. Alla fine scattano le denunce, scattano i prelievi di Dna, le famiglie nominano gli avvocati difensori, la ragazza che ha coraggiosamente denunciato l’accaduto ha ripreso con l’anno scolastico le lezioni, insieme a tutti, amici e non amici.