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L’emergenza durerà giorni chiesto lo stato di calamità

Errani: «Nuovo dramma per i comuni che ancora non hanno superato i problemi del terremoto» Ora la priorità è riparare l’argine, ma le vere difficoltà affioreranno quando le acque si saranno ritirate

L’emergenza provocata dalla furia delle acque probabilmente si esaurirà entro qualche giorno; ma la vera emergenza per le popolazioni dei 7 comuni colpiti più o meno duramente dall’alluvione di domenica probabilmente deve ancora iniziare e rischia di lasciare segni e ferite forse di poco inferiori a quelle inferte dal terremoto. Il primo a riconoscerlo è stato il presidente della Regione Vasco Errani che ieri mattina al termine di una delle numerose riunioni operative tenute con Protezione C ...

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L’emergenza provocata dalla furia delle acque probabilmente si esaurirà entro qualche giorno; ma la vera emergenza per le popolazioni dei 7 comuni colpiti più o meno duramente dall’alluvione di domenica probabilmente deve ancora iniziare e rischia di lasciare segni e ferite forse di poco inferiori a quelle inferte dal terremoto. Il primo a riconoscerlo è stato il presidente della Regione Vasco Errani che ieri mattina al termine di una delle numerose riunioni operative tenute con Protezione Civile, Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, sindaci e tecnici ha annunciato di aver già contattato il presidente del consiglio Enrico Letta per annunciargli la necessità di richiedere lo stato di calamità naturale, in un quadro di grave emergenza.

«Questa alluvione ha colpito duro una serie di comuni che ancora non si sono ancora rialzati dall’emergenza del terremoto del 2012. - ha spiegato Errani - La nostra intenzione è quella di ripartire subito dopo la prima emergenza per ripristinare le città e far tornare gli abitanti alla loro vita normale. Ci saranno da sistemare attività e servizi . Servono gli aiuti finanziari. Con la richiesta dello stato di calamità contiamo di inserire l’emergenza alluvione nel decreto “mille proroghe” che prevede, come già avvenuto per il terremoto, la sospensione delle rate dei mutui contratti con le banche per pagare tasse e contributi»

In attesa di quel denaro, Errani assicura che tutti gli interventi di prima emergenza di questi giorni saranno interamente finanziati dalla Regione. E il primo obiettivo, come ribadito ieri, è quella di chiudere la falla di strada Canaletto al Ponte dell’Uccellino che è all’origine dell’alluvione (non facile visto che continua ad allargarsi) e di regolare il deflusso delle acque verso il Po.

Ieri comunque l’intero apparato dell’emergenza si è concentrato sulla piena che piano piano si è spostata da Bastiglia, abbandonata in ginocchio e con oltre un metro di acqua lungo le strade, verso Bomporto allagata a metà mattina e via via scendendo verso Staggia, Camposanto, e San Felice e Medolla. Qui si è ripetuto il triste copione delle richieste di evacuazione con le forze dell’ordine e i rappresentanti del Comune a suonare di campanello in campanello per spingere le persone ad andarsene. In serata il numero degli sfollati era di oltre settemila, ma sono centinaia e centinaia quelli che vivranno qualche giorno isolati ai piani alti delle loro abitazioni. A loro però non mancano l’energia elettrica, il gas e l’acqua potabile ripristinata con gli interventi dei tecnici.

La giornata di ieri è stata caratterizzata anche dall’apprensione per le sorti di un “volenteroso” di Bastiglia, Giuseppe Salvioli, disperso in acqua mentre cercava di aiutare a salvare delle persone isolate nelle case.

E il peggio deve ancora arrivare. Soltanto quando le acque si saranno ritirate, infatti, sarà possibile realizzare quale sia la vera portata di questa alluvione. E sarà un conto salatissimo di milioni e milioni di euro per case, aziende, comuni. Ci saranno famiglie che dovranno fare i conti con case distrutte dal fango, aziende con i macchinari inutilizzabili, colture e frutteti perdute. E al di là di richieste di stati di calamità e di emergenza per ottenere fondi dallo Stato tutte queste migliaia di persone rischiano di avere risarcimenti risibili se non inesistenti.

Un danno irreparabile quello provocato dalla rottura dell’argine sul Secchia per i quali si dovranno trovare eventuali responsabili. La Procura non a caso ha deciso di aprire un’inchiesta per valutare eventuali omissioni o responsabilità. L’Aipo, che di fatto è già sul banco degli imputati per la manutenzione (scarsa o mancata?) dell’argine che ha ceduto, si dice stupita di quanto accaduto e accusa «quella piccola fenditura provocata da una tana di volpi o nutrie o tassi» che ha aperto il varco per le acque. Una spiegazione che sta provocando reazioni e polemiche durissime e che, se davvero fosse fondata, apre uno scenario preoccupante per il futuro: ogni argine della provincia potrebbe da un momento all’altro cedere per colpa degli animali selvatici.