Una necropoli sotto l’ex-Sant’Agostino

I sondaggi per il cantiere hanno fatto emergere la “sorpresa” archeologica: quaranta tombe che risalgono ai romani

Sorpresa... Sotto l’ex-ospedale Sant'Agostino spunta una necropoli, un cimitero d'età romana, con almeno una quarantina di tombe degli antichi abitanti di Mutina e questa scoperta complicherà in parti i lavori che dovrebbero partire entro pochi mesi. La notizia inedita sinora, non è nuova ai responsabili della progettazione e del cantiere che entro poche settimane (si sspera entro la primavera) dovrebbe prendere il via. E come spesso avviene quando pezzi di storia riemergono qui a Modena, una volta che partirà il cantiere di Sant'Agostino da 43 milioni di euro i responsabili dello studio Gae Aulenti e Ingegneri Riuniti non dovranno dunque tenere a bada solo l'ex soprintendente Garzillo e gli altri contrari ai lavori, ma soprattutto dovranno fare i conti con le scoperte archeologiche individuate dagli scavi a suo tempo diretti dall'archeologo Donato Labate della Soprintendenza. I committenti del futuro polo culturale - Fondazione Cassa di Risparmio, Comune e Direzione regionale del beni culturali - a suo tempo non hanno annunciato i ritrovamenti che ipotrebbero inevitabilmente un aumento di costi e tempi per il restauro del'ex ospedale nel quale saranno collocate le biblioteche Estense e Poletti, Fondazione Fotografia e numerose altre funzioni.

Un paio di anni fa, prima di dare il via libera ai lavori la Soprintendenza archeologica ha eseguito nella vasta area di 25mila metri quadrati del futuro cantiere alcuni saggi di scavo e molti carotaggi fino a 4 metri di profondità. Proprio a questa profondità è stata individuata la serie di 40 tombe romane che presumibilmente, secondo gli esperti, è solo una piccola parte di quel che c'è sotto il palazzo settecentesco. Bisogna infatti fare un salto a poco meno di duemila anni fa: siamo appena fuori le antiche mura di Mutina.

Gli antichi nostri avi, appena fuori dal "centro" della loro città del V-VI secolo dopo Cristo, usavano seppellire i loro morti in una zona che allora confinava con la "campagna". Non bisogna dimenticare che a pochi metri di distanza dalla necropoli c'è l'area suburbana, quella allora artigianale, dove alcuni anni fa si sono individuate la strada romana, le steli romane e gli altri resti durante la costruzione del Novi Park.

In quel caso tutto è stato portato a vista in superficie, mentre qui l'operazione non si ripeterà a meno che non spuntino resti importanti. A complicare non poco le cose però c'è il problema delle due torri librarie in vetro alte 23 metri. Le fondamenta di queste torri immaginate dall'Aulenti vanno sottoterra per 7 metri dunque incrociano le tombe poste a 4 metri nel sottosuolo. Gli archeologi della soprintendenza hanno dunque fatto ai progettisti un discorso di questo tipo: «Se non emergono materiali di maggior rilievo storico, secondo le buone norme dell'archeologia preventiva, salviamo le tombe e magari le esponiamo altrove. Ma certo visto che superate la quota che abbiamo indagato dovremmo intervenire sul cantiere quando sarà l'ora di costruire».

I tempi e i costi dunque, come avvenuto appunto al Novi Park, si dilateranno di un po' in nome delle antiche testimonianze risalente alla Mutina romana. E non solo per la verità, perché sono anche stati individuati tratti di mura settecentesche considerate non di troppa importanza mentre si pensava di trovare le mura medievali che invece al momento non sono state individuate.

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