L’uovo di colombo racconta Modena senza mai nominarla

Il romanzo dello scrittore modenese mette alla berlina la piccola città compiaciuta dei suoi miti e riti, con simpatia

Riesce difficile individuare un protagonista principale nell'ultimo romanzo di Roberto Barbolini, “L'uovo di colombo (Mondadori, 19 euro), che questo pomeriggio alle 17 l'autore presenterà al Circolo degli artisti L.A.Muratori di via Castel Maraldo 19/C.

Una ridda di personaggi affolla infatti l'eroicomica vicenda che vede un grande scrittore costretto a nascondersi sotto uno pseudonimo per avere successo, politici grotteschi affannati nella conservazione della visibilità che dovrebbe garantir loro la poltrona, un fumettaro in guerra coi propri disegni e un colombo triganino con una profonda coscienza di sé, funzionari e tipi comuni coinvolti in un gioco che assomiglia molto a una lotta di cui non pare essi colgano il senso, finendone in pratica travolti.

Comune denominatore rimane per tutti il teatro entro cui si avviluppano le situazioni, una mai nominata “città di M.”, cioè Modena, resa peraltro riconoscibile da una serie di indizi incontrovertibili, come la torre campanaria denominata Ghirlandina, patrimonio dell'Unesco, tappezzata dalle gigantografie di Enzo Ferrari e Luciano Pavarotti per coprirne i lavori di restauro.

Per la verità, il fatto che tutto questo possa generare una sorta di divertita caricatura dell'ambiente geminiano non ci sembra così importante nell'economia autentica del romanzo.

Barbolini piuttosto ci è sembrato interessato alla ricostruzione di un'atmosfera di provincia che ben conosce e gli ha permesso di realizzare un affresco bonariamente iconoclasta di un mondo piccolo che strizza l'occhio a Guareschi anche se rimane molto più prossimo a Gadda, per la facilità e la felicità linguistica che da sempre contraddistinguono lo scrittore modenese.

Come dimostra il sorprendente finale della storia l'autore pare infatti impegnato soprattutto in un gioco bizzarro quanto surreale, con la straordinaria serietà di certi giochi di bambini in cui si mescolano fantasia e realtà con la massima naturalezza, poiché quello che conta è il divertito trasporto interiore.

Un valore aggiunto, ne “L'uovo di colombo”, è ancora una volta l'esercizio di scrittura offerto da Barbolini, sempre più magico cesellatore di immagini e lucido costruttore di intrecci, fantasmagorico nell'organizzazione delle parole e funambolico architetto di calembour.

Così come nei giochi dei bambini, anche nel romanzo è possibile rilevare peraltro una dimensione superiore nella quale emerge una lettura dell'animo umano e delle dinamiche relazionali di non comune profondità.

È qui, infine, che il narratore Barbolini manifesta il proprio personale anelito ad una felicità che la vita sembra tuttavia prospettare come nascosta dietro ad un sempre nuovo angolo. Un libro che si legge tutto d’un fiato.