Doueihi: «Il web ora misura il livello di reputazione»

«Ciò che prima era nascosto, oggi è condiviso tutto di noi diventa tracciabile È necessario quindi arrivare a una forma di etica adatta al digitale»

La gloria, la celebrità e la reputazione sono categorie sociali che stanno mutando da quando è comparso il digitale. Questo il punto di partenza di tutta l'indagine di Milad Doueihi docente di Umanesimo digitale presso l'Università di Parigi I, una cattedra istituita appositamente per lui, come pioniere di un nuovo campo di indagine etico: il web.

Ed è infatti di web reputation che ha parlato nel corso del suo intervento di ieri a Festival Filosofia.

«L'informatica è una scienza relativamente recente, è una branca della matematica che recentemente si è trasformata in industria- ha spiegato Doueihi- la mia ipotesi è che questa si sia trasformata in cultura con l'avvento del digitale perché è stato in grado di modificare il nostro rapporto con la nostra identità, con la nostra storia, con il nostro patrimonio e con la nostra memoria". Qui si colloca la sua tesi "La reputazione digitale è una nuova forma di creazione della identità digitale- ha specificato Doueihi -I Follower, i like, Google integrano veri e propri modelli sociali pertanto siamo costretti a creare una fiducia digitale».

Ma c'è di più: «Una delle caratteristiche del digitale è che converte tutti gli aspetti della vita in una logica tutta interna al digitale stesso, per essere conosciuti occorre che i motori di ricerca ci riconoscano, in altre parole ci sottoponiamo all'algoritmo del motore di ricerca, pertanto si è venuta a creare una vera e propria economia della visibilità». È logico che questo «Ha cambiato tutti gli aspetti della gloria: ciò che prima era nascosto, oggi è condiviso».

«Siamo sottoposti a una tracciabilità che mappa i nostri gusti, desideri, contatti che sono inglobati nell'algoritmo, e questo avviene anche per la reputazione, influenzando il modello sociale.- ha continuato Doueihi- Come un algoritmo tutto può essere dunque misurato, anche la reputazione. Ciò che è interessante della misurabilità è che il digitale trasforma l'umano in documento». L'ossessione alla visibilità è il risultato delle logiche del digitale a cui ci sottoponiamo in modo pericoloso, quindi, sembra dirci lo studioso, per non essere vittime del digitale dobbiamo pensare a nuove forme di alfabetizzazione e a una nuova Etica.

Come? «Occorre un'etica adatta al digitale, che non consideri l'informatica una semplice tecnica, ma una forma letteraria». Ed è alla scuola che riconsegna il compito.

Il primo problema che si pone è quello della memoria: le numerose aziende nate recentemente per nascondere dati rivelano che «L'informatica e il digitale non sanno e quindi non possono dimenticare, possono solo cancellare, che in realtà è una perdita di carattere tecnico, ma la dimenticanza è una capacità propria della memoria umana».

Potremmo così azzardare che l'Umanesimo di Doueihi risieda qui, nell'avvertimento «la macchina ha sempre fatto sognare, ma è l'uomo che sogna sempre» dunque dobbiamo preservarci dalla subordinazione alle logiche del web.