Modena non è una città per ciclisti

Calato l’uso delle due ruote. La Fiab: una situazione anomala, si faccia qualcosa

Modena non è una città per biciclette e ciclisti. A dirlo è la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab) che pochi giorni fa ha svolto il consueto rilievo annuale sulle abitudini dei modenesi. Il risultato è allarmante: un calo netto dell'uso delle biciclette pari al 10% del totale. I 3827 ciclisti monitorati da una ventina di addetti Fiab il 23 settembre scorso nei punti di maggior accesso al centro urbano sono infatti molti meno dei 4266 rilevati negli stessi luoghi dodici mesi fa. Insomma, il cittadino sembra mollare in parte la bici, dato in controtendenza rispetto al resto d'Italia.

«Secondo noi della Fiab - spiega l'esponente Giuseppe Marano - la tradizione degli amministratori di Modena è autocentrica e se ne vedono le conseguenze. Il calo del 10% è infatti sorprendente visto che in quasi tutte le 110 città italiane che monitoriamo c'è invece una crescita e non un calo dei ciclisti. Del resto anche a Modena la crescita è durata fino all'anno scorso».

Sono quasi dimezzati i transiti in largo Aldo Moro e in piazzale Natale Bruni, mentre nella gran parte delle altre intersezioni si è registrato un calo limitato. Continuano invece ad essere molto frequentati gli incroci tra Buon Pastore e viale Sigonio e tra Emilia Est e Ciro Menotti (430 passaggi ognuno nell'ora di punti), seguiti dagli incroci tra Medaglie d'Oro e viale Muratori (348). Un ampio aumento invece è stato registrato all'incrocio Vignolese-Marzabotto, mentre per la prima volta si è fatto il rilievo dei ciclisti all'intersezione tra Canalchiaro e Rua Frati da cui risultano ben 506 passaggi in 75 minuti. Quest'ultimo fiume di bici diretto in centro ha raggiunto tra l'altro il podio nei passaggi monitorati.

Ma cosa fare contro il calo dell'uso generale della bici? Ancora Giuseppe Marano: «In città l'80% usa l'auto e solo il 10% la bici, un disequilibrio molto raro in tutta Europa con queste proporzioni. Occorre invertire la tendenza, ma alle persone deve convenire farlo. Occorre agire sul contrasto dei furti di bici e occorre migliorare la situazione delle piste ciclabili che ci sono sì, ma dislocate in maniera non coerente. Dopo anni si parla ancora dei raccordi in via Emilia Est e Ovest o sul tratto finale della Giardini, per restare ai casi più noti. Occorre anche migliorare il trasporto pubblico e mettere le zone 30 km per le auto nei quartieri residenziali. Noi abbiamo anche fatto la campagna a favore dei sensi unici contrari ai quali i ciclisti potrebbero accedere, perché anche loro amano risparmiare sul tragitto».

Le proposte della Fiab di Modena non sono una novità: si tratterebbe, spiegano gli esperti, di applicare "semplicemente" quanto da tempo si fa in città vicine come Reggio, Ferrara, Bologna. Altrimenti il risultato saranno sempre i dati allarmanti sullo smog e il mancato utilizzo di infrastrutture milionarie come il ponte ciclopedonale tra via Emilia Est e la tangenziale.

Stefano Luppi