White list, scontro tra Giovanardi e prefetto

Il senatore: «Basta rimpalli, le infiltrazioni sono palesi e altrove, dica perché Bianchini è stato escluso»

SAN FELICE. È scontro frontale tra il senatore Carlo Giovanardi e il prefetto di Modena, Michele Di Bari. Il primo è ormai strenuo accusatore dell’inefficienza delle white list e difensore della famiglia Bianchini, l’altro ha evideziato proprio ieri come i controlli “ vedono all'opera organi di polizia, Direzione Investigativa Antimafia e il Gruppo Interforze Ricostruzione Emilia-Romagna istituito dal Ministro dell'interno. Nello stesso tempo una particolare priorità viene riservata a dare risposta alle richieste di verifiche antimafia nei confronti delle aziende fornitrici per le quali le stazioni appaltanti hanno chiesto la certificazione liberatoria per l'assegnazione di appalti o l'erogazione di servizi, o per la liquidazione delle somme dovute per le prestazioni già effettuate».

In sostanza il prefetto, indirettamente, risponde alle accuse di Alessandro Bianchini lanciate giusto domenica. C’è da dire, a onore di cronaca, che la Ios - l’impresa fondata da Alessandro dopo l’interdittiva che aveva colpito l’azienda di famiglia - ha lavorato con le amministrazioni pubbliche della Bassa e non a caso ci sono state interrogazioni ad hoc discusse in consiglio comunale proprio per la mancata richiesta di iscrizione alla white list.

Ma ora Giovanardi chiede una definitiva chiarezza sulla vicenda, punzecchiando Di Bari e domandando che siano davvero chiarite le motivazioni dell’interdittiva che la Ios aspetta di ricevere. Ma il senatore va anche oltre, denunciando il rimpallo di responsabilità tra prefettura e forze dell’ordine e togliendo il velo sulle infiltrazioni che gravitano sull’Emilia terremotata.

«In contemporanea con la accorata richiesta di spiegazioni avanzata dalla famiglia Bianchini e specificatamente dal figlio Alessandro - scrive Giovanardi - la Prefettura cita statistiche, che tra l’altro dimostrano che metà domande di iscrizioni alla White List sono ancora inevase mentre, come il vice-ministro Bubbico ha dovuto ammettere, rispondendo ad una mia interpellanza al Senato, rimangono senza risposte nelle prefetture clamorosi casi di infiltrazioni vere della criminalità organizzata con la scusa che l'istruttoria non è ancora conclusa. Non è più accettabile il rimpallo di responsabilità tra prefetto, che è responsabile della decisione di respingere l'iscrizione alla white list e di sanzionarla con l’interdittiva e le forze dell’ordine, che rispondono che il loro compito si limita ad illustrare l’esito delle indagini e ad esprimere un parere, non certo vincolante. Invito nuovamente il prefetto ad indicare con chiarezza i motivi per i quali, alla luce dei principi della Costituzione e dei diritti dei cittadini, il giovane Alessandro Bianchini dovrebbe pagare per eventuali mai dimostrate colpe del padre e che cosa c'entri tutto questo con la lotta alla criminalità organizzata».