Le sacche anti-ebola di tutto il mondo nascono a Concordia

CONCORDIA. Due anni fa avevano lo stabilimento distrutto dal terremoto. Oggi sono gli unici al mondo in grado di produrre sacche che permettono di trasportare in sicurezza i malati di ebola. La...

CONCORDIA. Due anni fa avevano lo stabilimento distrutto dal terremoto. Oggi sono gli unici al mondo in grado di produrre sacche che permettono di trasportare in sicurezza i malati di ebola. La Tecnoline, azienda che produce presidi medico-chirurgici, è riuscita a costruire un dispositivo che consente di trasportare, in aereo o in ambulanza, i malati senza rischio di contagio per il personale.

La Tecnoline ha una settantina di dipendenti e fa parte, per lo più come contoterzista di grandi multinazionali, del distretto biomedicale di Mirandola. È stata contattata, già prima del terremoto, dalla Omp di Vicenza (azienda meccanica che lavora per l’esercito) per la realizzazione di una sacca, con saldature particolari, per il trasporto di pazienti contagiati.

«Quando ci sono stati i primi casi di ebola - dice Stefano Provasi, titolare della Tecnoline - abbiamo modificato questo prodotto che era concepito per contaminazioni molto meno letali con filtri e saldature particolari, perché assicurasse una sicurezza e una tenuta al 100%. Le abbiamo prodotte per l’esercito italiano, abbiamo ricevuto una commessa dall’esercito inglese e adesso siamo in contatto con numerose aziende europee interessate a questo prodotto. È stato un lavoro molto complicato, ma adesso siamo pronti ad ogni evenienza».

Nessun'altra azienda è riuscita a costruire un prodotto simile. «Le grandi imprese - ha detto Provasi - non si mettono a fare una costruzione così complicata per pochi pezzi. D’altronde è stato un lavoro piuttosto difficile. Di solito noi facciamo saldature di pochi centimetri, in questo caso abbiamo dovuto farne di alcuni metri. Inoltre sono state necessarie delle modifiche che erano completamente inedite. Amiamo molto sperimentare cose nuove».

La Tecnoline, dopo aver delocalizzato la produzione in Valtellina dopo il sisma, provvedendo al trasporto e all’alloggio di 45 dipendenti, nel 2013 ripartì con il nuovo stabilimento dopo appena un anno.