C’è amianto sotto la rotatoria "fantasma"

Difficile situazione in via Emilia Est. Nel terreno ci sono fibre e sarebbe meglio evitare la rimozione: si pensa ad altre ipotesi

C’è un altro motivo dietro l'”abbandono” dello smantellamento della grande rotatoria -in origine provvisoria- di via Emilia Est. Si trova sotto terra, nascosti a «2 metri» di profondità, ricoperti e «tombati da terra e asfalto», e con forti costi di bonifica da sostenere. Un caso che frena il recupero dell'area dal 2008, e che potrebbe trasformarsi in un problema ecologico alle porte della città e vicino a quartieri residenziali. Sotto la rotatoria di via Emilia, infatti, sono finite tonnellate «di pietrisco contenente amianto proveniente da una cava di Parma» e utilizzato per creare il terrapieno alle strutture stradali una volta provvisorie e oggi in degrado.

Dal Comune fanno sapere che «l'area è attualmente in piena sicurezza» e che «la concentrazione di fibre di amianto nel fondo stradale coperto dall’asfalto» sono «tali da rendere il sito non contaminato». «Ma il timore è di Arpa» spiega invece un tecnico che sta seguendo da vicino questa complessa vicenda di dismissione «perchè loro dicono che sarebbe meglio tenere tutto lì sotto senza smuovere la terra». Una strada che però non piace al Comune perchè «si dovrebbe lasciare l'area così come si trova adesso» e di «riconoscere un indennizzo alla proprietà privata». Ipotesi che quindi non farebbe contento il Comune. Infatti da Piazza Grande «sarebbero intenzionati a ripristinare tutto il terreno agricolo come era una volta». Ma per ora non si può fare e su tutto aleggia il veto di Arpa sul difficile recupero macchiato dall'amianto.

Via Emilia Est, viaggio nella rotatoria fantasma

Resta il fatto che oggi, con le norme diventate più restrittive in materia di trattamento dei rifiuti di cantiere, per smantellare la rotatoria provvisoria realizzata sopra un'area privata di circa 20mila metri quadrati «si dovrebbero spendere oltre 300mila euro di bonifica da amianto». E alla fine il cerino con i costi da sostenere anche per la bonifica, oltre a quelli per la dismissione del cantiere, finirebbero in mano all'impresa costruttrice, il colosso cooperativo Cmb di Carpi. «L'impresa già 2 anni fa aveva l'obbligo di dismissione del cantiere», osserva il tecnico «poi è venuta fuori questa cosa del pietrisco». Una situazione del resto nota da almeno 2 anni fra i diversi Enti coinvolti fra cui Comune e Arpa, insieme all'impresa costruttrice e gli addetti del settore, ma non ancora resa nota all'opinione pubblica cittadina. Anche il tecnico spiega e non vuole creare allarmismi: «Pericoli per l'ambiente non ce ne sono finchè tutto rimane tombato sotto 2 metri di terra e asfalto. Quel materiale una volta era consentito e ancora oggi è utilizzato in altre province come materiale inerte». Dal Comune fanno inoltre sapere che la rotatoria provvisoria «è stata costruita con un fondo in ghiaia con ofiolite, roccia naturale con al suo interno fibre di amianto. Il materiale, comunemente usato per realizzare fondi stradali, una volta posato non rappresenta alcun tipo di pericolo ma richiede attenzioni e procedure particolari nel caso di smantellamento per evitare l’emissione di polveri».

Ed è proprio il «pietrisco contenente amianto» l'ostacolo più rilevante che ancora oggi blocca la dismissione della gigantesca opera che doveva essere provvisoria, e che invece è diventata nel corso di 7 lunghi anni una discarica a cielo aperto facilmente accessibile da chiunque, con un mix fra rottami di cantiere, montagne di asfalto sbriciolato, bidoni di vernici e bitume sversati a terra e vicino a dei canali. «O si smaltisce tutto con i costi a carico dell'impresa, o tutto rimane allo stato attuale indennizzando la proprietà. Gli enti comunque sono al lavoro per trovare un percorso», spiega il tecnico. A rompere il ghiaccio su questa vicenda ci pensa invece Fausto Cigni, ex consigliere provinciale e cittadino attivista di di Modena est: «Tutto questo è una vergogna, e il bel ponte ciclabile si affaccia sul degrado più completo. Da capire anche se esistono pericoli per le falde acquifere». Arpa ha definito «la concentrazione di fibre di amianto nel fondo stradale coperto dall’asfalto tale da rendere il sito non contaminato». L'opera provvisoria in questione venne realizzata per consentire i lavori iniziati nel 2004 del maxi svincolo, costato alla fine 12 milioni di euro, fra la via Emilia Est e la tangenziale Pasternak. I tempi per il recupero dunque si allontanano, e la situazione potrebbe congelarsi così com'è per anni o decenni.