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«Sul set in nome della solidarietà»

Polinago. La prima del fantasy “Arcatrek”. Gli attori locali: «Esperienza unica»

POLINAGO. Tanta emozione e anche qualche attore commosso nel vedere il frutto delle lunghe fatiche ieri al teatro parrocchiale di Polinago alla prima proiezione di “Arcatrek e il segreto delle tre pergamene”, il fantasy ambientato in Appennino dal regista finalese Zorè Bertoli. Girato tra Prignano, Polinago e Serramazzoni, il film vuole essere un omaggio alla bellezza di queste terre ma soprattutto alla generosità della loro gente. Lui è stato il primo a sperimentarne la solidarietà quando, ...

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POLINAGO. Tanta emozione e anche qualche attore commosso nel vedere il frutto delle lunghe fatiche ieri al teatro parrocchiale di Polinago alla prima proiezione di “Arcatrek e il segreto delle tre pergamene”, il fantasy ambientato in Appennino dal regista finalese Zorè Bertoli. Girato tra Prignano, Polinago e Serramazzoni, il film vuole essere un omaggio alla bellezza di queste terre ma soprattutto alla generosità della loro gente. Lui è stato il primo a sperimentarne la solidarietà quando, da finalese terremotato, era alla ricerca di qualcuno che si prendesse cura dei cavalli traumatizzati della sua compagna. La trovò in un maneggio di Sassomorello, e dall'amicizia con i gestori nacque l'idea del film. Un vero prodotto corale, interpretato non da attori ma da gente del posto, che ha raccontato un'esperienza indimenticabile: «Sono sempre stato un grande appassionato di cinema - ha sottolineato Mario Gazzetti, che impersona un arciere di Matilde - andavo anche alla mostra di Venezia. Aver vissuto da dentro l'esperienza di un film rimarrà per me sempre qualcosa di straordinario». «È curioso fare un film - ha commentato Giorgio Caselli, padre del promesso sposo Otello - ti trovi in mezzo a un sacco di persone che fanno sul serio cose finte». Quindi lui, Otello, o meglio Maurizio Scorcioni: «Non avevo mai recitato in vita mia, è stato molto bello e anche importante per far conoscere il territorio». Tra gli interpreti, anche un pittore affermato come il serramazzonese Remo Resca, che ha ceduto al fascino di un'altra arte impersonando lo stalliere del Capitano Uguccione: «È stata un’esperienza favolosa. Avrei dovuto farla a 20 anni e non a 75, potevo avere una carriera da attore». Quindi le anime del film, attrici, costumiste e assistenti di regia: «È stato tutto fatto in casa, chiedendo un po' all'uno, un po' all'altro – ha ricordato Antonetta Ferrari, Elda nel film, gestore del maneggio nella realtà - è stata la passione a farci fare tutto». E Silvana Tassinari, governante di Uguccione nonché proprietaria dei cavalli salvati, talmente recuperati che uno è protagonista del torneo finale: «È stato terribile, erano bloccati nella stalla quando c'è stato il terremoto. Perché superassero il trauma ci sono volute settimane di cure. Ma oggi hanno recuperato serenità, la stessa che speriamo di trasmettere con questo film». «Ho avuto un grande privilegio - ha chiosato il regista - quello di lavorare con persone speciali, che danno senza chiedere nulla. Le persone di una volta, che ti fanno credere ancora nel futuro».

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