Ciliegia Igp di Vignola, Bruxelles in ritardo

Il sindaco scrive a De Castro: «Non pubblicano il riconoscimento. Rischio di gravi danni in vista Expo»

VIGNOLA. L’Expo 2015 che si svolgerà a Milano è dedicato al tema dell’alimentazione ma molte delle varietà coltivate sul territorio vignolese rischiano di non potersi fregiare di questo marchio. È infatti da ottobre 2014 che a Vignola si aspetta la pubblicazione da parte di Bruxelles della documentazione relativa all’inclusione nel disciplinare della Ciliegia Igp di Vignola di diverse varietà presenti sul territorio. Tali varietà non sono ancora comprese nel disciplinare, e la richiesta di modifica era già stata espressa da produttori ed esponenti politici già dai primi mesi dello scorso anno: il Consorzio della ciliegia della susina e della frutta tipica di Vignola, per esempio, ha inoltrato la richiesta di modifica del disciplinare il 26 febbraio 2014. Per questo motivo, il sindaco di Vignola Mauro Smeraldi ha inviato, il 16 gennaio, una lettera all’eurodeputato Paolo De Castro (Pd) per sollecitare la pubblicazione della documentazione.

«Il marchio Igp - spiega il sindaco nella lettera - rappresenta la possibilità di qualificare il prodotto, di renderlo distinguibile per le sue peculiari caratteristiche di pregio, sostenendo così tutta la filiera nella delicata e cruciale fase di commercializzazione. Allo stesso modo l’Expo di Milano rappresenta un’occasione unica ed irripetibile per dare visibilità e slancio all'intera produzione alimentare nazionale, e arrivare impreparati a questo appuntamento è difficilmente giustificabile. La pubblicazione a febbraio sarebbe davvero una beffa per questo territorio, impedendo comunque per poche settimane di apporre il marchio in questa stagione. La beffa sarebbe poi bruciante, dal momento che da ottobre 2014 la documentazione è completa e siamo in attesa di risposta».

Si parla anche di un danno economico e di immagine: «La breve stagione di raccolta e la breve conservabilità del prodotto - ricorda Smeraldi - obbligano i produttori a sostenere forti investimenti e a massimizzare in uno strettissimo arco di tempo ogni anno i ricavati del proprio duro lavoro». Inoltre «perdere quest’occasione vorrebbe dire anche perdere la fiducia di diversi produttori verso questi strumenti (le certificazioni) e rendere più difficile riallacciare nel futuro il rapporto tra agricoltori e associazioni di promozione».

Ieri la segreteria di De Castro ha fatto sapere di essere al lavoro per cercare una rapida conclusione della vicenda. (e.v.)