«Popolari, riforma incostituzionale»

Il docente di economia Sapelli spara a zero sul decreto banche: «Un colpo di Stato contro la democrazia economica»

Reazioni e commenti a raffica nella giornata di ieri dopo l’approvazione del decreto di riforma delle banche, in particolare sui problemi che riguardano le dieci Popolari, tra cui Bper, destinate a trasformarsi in società per azioni con l’abolizione del voto capitario.

Fra gli altri si sono sprecati gli interventi di politici, compresi i senatori modenesi Carlo Giovanardi (Ncd-Ap) e Stefano Vaccari del Pd.

Quest’ultimo ha criticato il ricorso al decreto evidenziando la notevole capacità di erogare credito, anche di recente, da parte delle Popolari, mentre Giovanardi ha definito il provvedimento «una follia dal punto di vista della cancellazione di una straordinaria partecipazione democratica, degli interessi delle imprese che si sono interfacciate storicamente con una governance ben attenta ai loro problemi».

Ma l’intervento più significativo, oltre che particolarmente qualificato, è quello di Giulio Sapelli, docente di storia economica dell’università Statale di Milano, che è stato intervistato dall’agenzia Ansa: «Un colpo di stato bancario - ha detto Sapelli - un golpe che puzza di incostituzionalità ai danni dell'unico esempio di democrazia economica che ha il nostro Paese». Così ha commento la riforma varata dal governo Renzi. «È un atto grave - ha continuato - Siamo in un momento di vacatio istituzionale alla presidenza della Repubblica e il Governo delibera un decreto che Giorgio Napolitano non avrebbe mai firmato, essendo sempre stato a difesa del mondo del credito cooperativo. È un decreto legge che puzza di incostituzionalità, non è pensabile che possano essere modificati con la legge gli statuti di banche che sono private. È una roba che non sta nè in cielo, nè in terra».

E la cosa più paradossale, ha affermato ancora il docente milanese, «è che questo colpo di stato bancario arrivi da un Governo di sinistra, che dovrebbe sapere bene che le Popolari sono le uniche banche vincolate per statuto a destinare l'utile d'esercizio sul territorio. Guardiamo, ad esempio, alla Germania: la forza di quel Paese sta proprio nel sistema di credito cooperativo che si fonda sulle Landesbank e le Sparkasse».

Secondo Sapelli, il vero obiettivo della riforma «è utilizzare i patrimoni delle Popolari», uscite meglio di altri istituti dalla crisi, «per coprire i buchi di Mps e Carige», bocciate agli esami della Bce con forti deficit di capitale.

«Quella raccontata dal Governo di varare questa riforma per favorire l'erogazione del credito è soltanto una scusa - ha detto Sapelli - In verità le Popolari verranno assimilate alle altre banche capitaliste che da tempo non offrono più credito. Spero che i costituzionalisti insorgano, si facciano sentire. Bisogna che venga sollevata l'eccezione di incostituzionalità di questa riforma. Si tratta di un vero esproprio dei soci dalle proprie banche. C'è un articolo della costituzione che difende la cooperazione. Ho la sensazione però che il ministro Padoan non sappia proprio cosa sia il sistema delle banche popolari».

Duri anche gli analisti di Ubi e Mediobanca: secondo loro, se il voto capitario sarà abolito, per il sistema delle grandi banche cooperative si aprirebbe una fase di consolidamento, con fusioni e acquisizioni all’interno.