Montagna all’amianto, salta il sarcofago

San Felice. Dopo l’arresto Augusto Bianchini, bloccato il progetto della società della moglie per tombare l’area inquinata

SAN FELICE. Il mega sarcofago sulla montagna di amianto che si voleva affidare alla società Dueaenne costituita dalla moglie di Augusto Bianchini è sospeso.

Lo ha deciso la conferenza di Servizi della Provincia, venerdì mattina, a fronte della inquietante situazione che è emersa dall’inchiesta Aemilia della Direzione distrettuale antimafia. La notizia dello stop al tombamento del deposito accumulato all’interno della ditta non arriva da fonti ufficiali. Non ne ha fatto cenno - il minimo cenno - neppure il Comune di San Felice, nella nota diramata sabato, proprio su questo argomento.

Circostanze che non aiutano certo un confronto sereno su una questione così spinosa, e che spingono molti cittadini a nuovo risentimento e sospetto, sfogati sui social media.

La decisione della conferenza, d’altra parte, non poteva che essere questa: con i beni sequestrati dalla magistratura penale e al tempo stesso soggetti ad una procedura concorsuale di concordato preventivo che scivola sempre di più verso il fallimento, la Bianchini costruzioni srl non può più essere la garanzia del sostegno economico ad una operazione comunque costosissima. Come ha fatto con il figlio Alessandro per le attività edili, Augusto durante la procedura ha ceduto la necessità dello smaltimento della montagna di amianto ad una nuova società (Dueaenne), intestata alla moglie. Una foglia di fico suggerita per simbiosi dalle modalità adottate dalla Prefettura, a sua volta posta sotto pressione da altri centri di potere. Ma dopo che anche Alessandro e Bruna sono stati posti agli arresti domiciliari per la asserita complicità con Augusto, dopo il blitz dei magistrati della Dda che proprio alla prefettura (e non solo) chiederanno conto di quelle foglie di fico, dopo le intercettazioni che stanno affiorando sul seppellimento volontario dell’amianto e sulle relazioni-collaborazioni con esponenti della ’ndrangheta, era evidente che ci sarebbe stato un passo indietro: Bruna Braga ad oggi non può rappresentare le garanzie economiche o la referenzialità necessaria per sostenere una operazione costosissima. Nè si può pensare che quella operazione venga finanziata dalla pubblica amministrazione, con un sostegno proprio alla ditta Dueaenne, visto il contesto.

È quindi chiaro quindi che lo smaltimento della montagna contaminata di amianto (e delle centinaia di sacchi che giacciono da tre anni al campo sportivo di San Biagio) dovrà percorrere un’altra strada. Tutti infatti invocano una soluzione, ma Bianchini oggi risulta pressochè nullatenente, diciamo così in difficoltà, e non se ne farà carico. Qualcun altro dovrà metterci parecchi soldi. Una patata bollente in più per la giunta regionale che si riunisce oggi proprio a San Felice e che non potrà sottrarsi dall’affrontare questa situazione.

Alberto Setti