Fibre d’amianto nell’acqua il sindaco scrive a Renzi

Bellelli: «Sono indispensabili 70 milioni per cambiare tutte le condutture» Stop alla sostanza organica nei tubi. L’Usl: «Si rischia di diffondere la legionella»

Ci sarà bisogno anche della generosità di Matteo Renzi per far arrivare a Carpi ben 70 milioni di euro: è la cifra necessaria a rinnovare completamente la rete idrica cittadina oggi afflitta, come noto, dal rilascio di fibre d’amianto nell’acqua.

Il sindaco Alberto Bellelli ha infatti preso carta e penna per scrivere al presidente del Consiglio al fine di sensibilizzarlo sulla questione che affligge la nostra città. «Quanto sta accadendo - ha spiegato ieri in conferenza stampa il primo cittadini - è l’amaro frutto del terremoto che ha danneggiato le condutture, quindi noi ci appelliamo al governo, alla regione e agli onorevoli emiliano-romagnoli per renderli consapevoli della situazione in cui ci troviamo». Insomma tra bandi europei e aiuti di Stato il Comune spera di raccogliere, se non tutta, almeno una parte consistente della cifra necessaria alla sostituzione delle condutture cittadine, cioè 218 chilometri di tubi oltre a 61 chilometri di allacciamenti alle utenze, che sono complessivamente 24mila. Ovviamente non se ne parla nemmeno di stornare i 70 milioni necessari all’opera dal bilancio annuale: «Significherebbe - ha detto Bellelli - non avere più i soldi nemmeno per chiudere una buca in strada». Così, nell’attesa che il presidente Renzi e compagnia si facciano vivi, la palla passa al Consiglio comunale.

«Vi sono decisioni - dice ancora il sindaco - che non posso prendere da solo e per questo motivo ora la palla passerà al consesso civico. La mia intenzione è di lanciare l’ipotesi di una tassa di scopo». Insomma se maggioranza e opposizione troveranno un accordo non si esclude che prima o poi debutti una nuova “citizen tax”: alcune centinaia di euro a testa per finanziare appunto la nuova rete idrica. Resta il fatto, assodato, che al momento i soldi non ci sono e che quando ci saranno l’opera potrà essere completata in una decina d’anni. E nel frattempo? Continueremo a bere acqua all’amianto? Anche se il sindaco ieri mattina ha vistosamente bevuto acqua di caraffa, non tutti sono convinti che, nonostante il relativamente basso numero di fibre d’amianto presenti al rubinetto, sia un comportamento salutare soprattutto sui lunghi periodi. Per questo motivo, in attesa di reperire i 70 milioni, non si è rinunciato a sperimentare la sostanza che dovrebbe bloccare il microsfaldamento dei tubi.

«Al momento - ha spiegato l’assessore Simone Tosi - si punterà su un test. L’Ausl infatti, per timore di diffusione della legionella, ha preferito bloccare l’iniziativa su tutta la rete, concedendo per ora solo la sperimentazione». Verrà utilizzato un tratto di tubatura scollegato alla rete e si verificherà se effettivamente la sostanza organica garantisce: 1 - la formazione di una pellicola di calcare che blocca il rilascio di fibre; 2 - la non formazione di un biofilm su cui potrebbero attecchire agenti patogeni tra cui appunto quello della legionella particolarmente diffuso in zona. «Da parte nostra - ha spiegato Mirco Arletti, presidente di Aimag - siamo stati perfettamente ligi nell’eseguire le indicazioni dell’Ausl. A questo punto si tratterà di creare le condizioni affinché la sperimentazione produca risultati condivisi». Se la sostanza organica produrrà i risultati desiderati allora il quadro della situazione potrebbe cambiare, soprattutto nella tempistica relativa alla realizzazione della nuova rete idrica. Il Comune potrà prendersela con un po’ più di calma e diluire i tempi di realizzazione della maxi opera. Definizione, quest’ultima, per nulla esagerata se si pensa sia alle somme necessarie, sia ai problemi tecnici che si presenteranno, come ha spiegato ieri mattina nel dettaglio Davide De Battisti, dirigente del servizio idrico integrato di Aimag.La priorità sarà data alla sostituzione delle condotte principali che dalla sorgente di Fontana di Rubiera arrivano fino all’ingresso di Carpi. Poi si procederà con i “grandi anelli” per arrivare fino alle 18 zone urbane. Sotto ogni strada residenziale corre un tubo e davanti a ogni casa c’è un allacciamento. Un lavoro immane da fare, ma necessario, prima o poi.