«Il mio mondo a 2 ruote»

Riccardo Tavernari, modenese di 27 anni, grafico di professione e socio nella Ciclofficina al parco Novi Sad racconta la sua passione per le due ruote

MODENA. «Ho imparato ad andare in bicicletta con le stesse bici che erano state di mio padre e poi di mio zio (passate poi a mio fratello ed ora ai miei cugini), ma ricordo come fosse ieri la prima bici che mi hanno regalato i miei genitori. La vedo ancora in salotto, la mattina del mio compleanno, sotto il telo che usavamo per coprire il divano. Tempo 10 minuti ed ero già in cortile! - racconta Riccardo Tavernari, 27 anni, libero professionista nel settore grafico e socio volontario dell'associazione Rimessa in Movimento, che gestisce la Ciclofficina Popolare di Modena - Era una mountain bike Leonino 20, con le marce ed il telaio di colori fluo tipici degli anni '90. Con quella bicicletta iniziai i consueti “giri del quartiere”, che nel tempo mi hanno portato ad esplorare anche gli angoli più remoti della Madonnina».

Passione due ruote

Le persone stanno tornando a vivere la bicicletta come mezzo di trasporto e in un posto come la Ciclofficina, che ha sede presso il deposito custodito di biciclette del Parco Novi Sad, possono trovare il giusto stimolo per prendersi cura della propria bicicletta e promuovere il riciclo di “ferrivecchi”, in un'ottica di condivisione, mobilità sostenibile e consumo critico dei beni. «I più assidui frequentatori sono giovani come me, dai 20 ai 30 anni, spesso universitari, a cui piace sporcarsi le mani ed aiutare gli altri a sistemarsi la bici. Nel tempo però abbiamo osservato come una realtà del genere riesca ad attirare chiunque abbia un minimo di spirito d'iniziativa: dal professionista che vuole rimediare al furto subìto assemblandosi una bici da zero, alla madre che porta il figlio, appassionato ma poco capace, perché le aggiusti la bici col nostro aiuto. Modena è piatta, quindi sarebbe una città ciclabile ideale - afferma Tavernari - Purtroppo la cultura automobilistica è preponderante e le amministrazioni non hanno mai mostrato un vero interesse a sviluppare dei sistemi che favorissero la mobilità sostenibile. Prova ne sono le “piste ciclabili” della città: ritagliate dietro i cassonetti, condivise con i pedoni e soprattutto scollegate tra loro».

Tanti i progetti passati e futuri. «Per quanto riguarda quelli passati è da citare il laboratorio di ciclomeccanica in piazza Matteotti, che tenemmo durante il Festival Filosofia 2012: ad un certo punto contammo oltre 80 persone ad assistere! - ricorda Riccardo mostrando le foto delle bici costruite negli anni - Altri bei momenti sono le aste di beneficenza di bici recuperate; abbiamo fatto anche un laboratorio con il Social Point per costruire bici strane, da esporre durante Màt - Settimana della Salute Mentale, organizzato un'esposizione di moderne bici da carico con l'associazione Ciclostile, una piccola fiera del consumo critico locale, iniziative contro i furti e tante altre cose. Più che essere tornata di moda la bicicletta, credo che le persone stiano finalmente iniziando (o tornando) a viverla come mezzo di trasporto pratico - conclude Riccardo - Me ne accorgo d'inverno: ogni anno noto sempre 2 o 3 persone in più che vanno al lavoro o a fare la spesa in bici sulla ciclabile che faccio tutti i giorni. Ovviamente la necessità di tagliare i costi contribuisce molto, ma credo che questo incremento sia dovuto anche ad una maggiore coscienza ecologica di quelli che hanno capito che per cambiare le cose bisogna iniziare dal proprio quotidiano. Purtroppo questo discorso vale solo per un numero ristretto di modenesi, basta guardare al numero di auto pro-capite, 65 ogni 100 abitanti nel 2011 (Bologna ne contava 53, per intenderci), per capire qual è il vero approccio alla mobilità. Osservando le strade e leggendo delle battaglie contro le pedonalizzazioni, l'impressione è quella che la maggior parte dei modenesi andrebbe in macchina fin dentro al bar, se potesse».

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