Di Matteo agli studenti: «L’indifferenza alleata della mafia»

Il magistrato, in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, all'istituto Corni si fa interrogare dai ragazzi: «Serve un cambio di mentalità, non cercate le scorciatoie»

«Non siate indifferenti». Il neomodenese Antonino Di Matteo ha spiegato che la mafia si combatte anche con la mentalità. «La dovete cambiare voi», ha esortato a oltre centocinquanta studenti nell’aula magna del Corni. «Per entrare nel mondo del lavoro o dell’università - ha aggiunto - richiedere un favore può sembrare la strada più facile, ma sarete sempre sudditi. Affidarvi al vostro impegno è più difficile, ma sarete uomini liberi. Tanti mafiosi sono finiti nelle file di Cosa nostra quasi senza accorgersene. Non cedete mai a voti di favore o convenienza, non appoggiate chi non si schiera contro la mafia». Ecco alcune domande poste dai ragazzi.

 

Di Matteo agli studenti: l'indifferenza è alleata della mafia

Non ha paura?

«Borsellino disse che il coraggio - ha risposto il pm - è il far prevalere sulla paura la dignità. Non esistono eroi. Se uno si fa condizionare dovrebbe abbandonare il lavoro».

Pensa mai di smettere?

«Continuamente, ma faccio prevalere la passione. Centinaia di ragazzi mi hanno detto “Non molli, siamo con lei”. Mi auguro che non mollino loro, che sappiano reagire. Non bisogna solo delegare, ma anche assumersi le responsabilità».

Da quando è sotto scorta? «Ero in servizio da un anno quando intercettarono due mafiosi che parlavano della possibilità di fare un attentato in un posto in cui dovevo transitare. Negli ultimi due anni ho ricevuto lettere anonime, alcune scritte con un linguaggio forbito. Mi si diceva che ci spiavano e mi s’invitava ad abbandonare una certa linea investigativa. Totò Riina è stato intercettato mentre invitava un interlocutore ad accelerare un attentato nei confronti del dottor Di Matteo. Un mafioso che ha iniziato a collaborare ha detto che era stato comprato l’esplosivo, ancora non ritrovato. Più terribile della morte c’è la delegittimazione, l’isolamento, lo scherno».

Se lo Stato fa compromessi con la mafia non mi sento protetto.

«Le mafie s’interfacciano con politica e istituzioni ma uno Stato autorevole deve saper guardare in sé. La sua credibilità si fonda sull’eguaglianza davanti alla legge. Si parla troppo e a sproposito di riforma della Costituzione: teniamola stretta e applichiamola».

La legge sulla responsabilità civile dei magistrati?

«Un cattivo segnale verso una corruzione dilagante, con cui s’intimidiscono i magistrati, intasando i tribunali».

Dicono che al sud siamo tutti assassini.

«Chi ha fatto la resistenza contro la dittatura della mafia è di Palermo, è campano. Non reagire al razzismo e all’ignoranza con la violenza, ma con i fatti e la cultura».

Droghe leggere e prostituzione legali toglierebbero potere alle mafie?

«Hanno una capacità micidiale di trovare nuovi modi per fare soldi: appalti pubblici, smaltimenti illeciti di rifiuti, scommesse clandestine. Come cittadino sono contrario».

 

Ho sentito di un magistrato che diceva a una ceramica quando sarebbero passati per i controlli sul mercurio in cambio di denaro. Come si lavora con persone così?.

«Se è vero, va denunciato. La corruzione esiste, ma non può diventare un alibi per non credere nelle istituzioni».

All’uscita gli studenti hanno espresso stima per Di Matteo.

«Un esempio di coraggio», per Leonardo Foschi. «Un uomo saggio e consapevole» per Alina Valega. «Un esempio da seguire» per Alice Barbolini. «Un giudice in prima linea contro la mafia», per Francesco Primavera. Don Luigi Ciotti ha ricordato Roberto Antiochia («quei proiettili hanno colpito anche noi») e Rita Atria. «L’unica speranza è non arrendersi mai - ha detto il fondatore di Libera, citando Borsellino - forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi c’impedisce di sognare? Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo».

Gabriele Farina