«Giovani, i casi di disagio sono in forte espansione»

Lucio Gaetani, psicoterapeuta: «Non più singoli sbandati, ma veri e propri gruppi E il caso Cattaneo riguarda ragazzi senza studi o lavoro dei quali sappiamo poco»

«Il disagio giovanile sta crescendo sia per i singoli ragazzi sia a livello sociale. È un fenomeno in realtà ancora sconosciuto, nebuloso, che si fonda anche su amicizie ambigue che poi si scopre che non sono amicizie. Non sappiamo che dimensioni ha, anche se sicuramente sta crescendo. Se siamo in difficoltà noi del Centro Adolescenti dell’Ausl, il Tribunale dei minori e i Servizi sociali sono messi peggio. Stiamo entrando in una fase di emergenza, mi pare, ma bisogna saperne di più». Lucio Gaetani, psicoterapeuta che da molti anni segue gli adolescenti modenesi e i loro problemi, commenta i fatti del Cattaneo legati al furto di uno smart phone e a un gruppo di ragazzi estranei alla scuola fermati dalla polizia e denunciati.

È sorpreso da questo episodio?

«No. I picchetti di ragazzi davanti al Cattaneo-Deledda ci sono sempre stati perché lì studiano molte ragazze. Ma c’è anche una quota di ragazzi che si trova davanti a quella scuola per altri motivi, più inquietanti. Sono ragazzi diciamo... “un po’ così”...».

Cosa intende?

«Che anche per noi “esperti” vengono da un mondo nebuloso: molti di loro non studiano e non si sa cosa facciano, come vivano. Sono giovani borderline, viene da dire. Ma questi sfuggono alle istituzioni, nessuno se ne occupa».

Insomma, non si tratta più di qualche ragazzo “difficile”.

«Infatti. Non stiamo parlando del classico deviante di un tempo che agiva da solo o con qualche amico. Questi sono tanti e sempre più diffusi. Qui siamo di fronte a un problema serio con gli adulti. Prima si diceva che il giovane bullo o delinquente era un deviante perché i genitori non lo assistevano. Ora non è più così».

E da cosa nasce questo disagio diffuso?

«Oggi c’è una situazione sociale pesantissima. Crisi, genitori disoccupati o presi dal lavoro ma anche privi di cultura o di attenzioni per l’educazione. Poi ci mettiamo la tv, i nuovi media, le notizie. Sono circondati da un mondo complicato che non li aiuta. È ora di affrontare questo problema perché si espande».

E proprio uno di questi ragazzi che non studia e non lavora a 16 anni è accusato di aver rubato il cellulare allo studente del Cattaneo. Abita nella Bassa e racconta la sua versione dell’accaduto: «In realtà, ero davanti alla scuola con un amico per trovare le nostre ragazze durante la ricreazione. Invece è uscito quello studente accusandomi di aver rubato il cellulare. Più tardi l’ho visto all’uscita della scuola. E mentre cercavo di chiarirmi, due adulti mi hanno aggredito gettandomi contro il cancello. Due ragazzi hanno cercato di dividerci ma le hanno prese». Poco dopo la Squadra volante li ha portati in questura. Il ragazzo è stato denunciato per furto e armi improprie: una spranga, un piccone e un martello sequestrati. Ma lui ripete che non sono suoi. Dice di essere stato lui, e non lo studente, a chiamare la polizia. Ora porta un collarino e al pronto soccorso gli hanno dato 5 giorni di prognosi.