L’indagato Burchi striglia il senatore Pd

Intercettata una chiamata a Vaccari: «Giovanotto, fai gli emendamenti senza dirmelo?». La replica dell’esponente politico

«Sto aspettando la correzione... l’avallo dell’Autobrennero...».

Sono nella sostanza le parole che il senatore Stefano Vaccari del Pd pronuncia il 6 novembre del 2013, nel corso di una telefonata con Giulio Burchi, il manager e ingegnere pavullese indagato nell’inchiesta Grandi Opere.

Parole che delineano un quadro “particolare” dal quale si può intendere che Vaccari presentasse al parlamento italiano emendamenti favorevoli ad Autobrennero apparentemente su indicazione, per non dire dettatura, della stessa Autobrennero e dei suoi sostenitori. La vicenda è nota, e come ha chiarito dal suo punto di vista lo stesso Vaccari ieri, quando è pubblicamente emersa l’esistenza di queste intercettazioni, all’epoca c’erano stati anche suoi comunicati stampa. L’ex sindaco ed ex assessore all’Ambiente della Provincia si stava infatti spendendo per evitare che Autobrennero dovesse mettersi in competizione con altri nel rinnovo della sua concessione, come avrebbe imposto la normativa europea. Il tentativo, all’epoca fallito e poi riuscito in un’altra fase legislativa, mirava a mantenere Autobrennero al suo posto, agganciandola al treno della costruzione della Cispadana e agli altri progetti in itinere, come la trasformazione della Ferrara-Mare in autostrada. Dalle intercettazioni emerge invece che il famoso emendamento era stato pensato in una riunione tra cointeressati a Mantova, anche con Emilio Sabattini, l’ex presidente della Provincia di Modena poi divenuto a sua volta referente della società di costruzione della prossima bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo.

Una volta presentato l’emendamento pro-Autobrennero (già all’epoca discusso) ne viene a conoscenza Burchi, che a sua volta in queste competizioni occulte tra costruttori di autostrade rappresentava come amministratore delegato la Brescia-Padova. E un favore del genere ad Autobrennero lui non lo vedeva certo con favore. E così Burchi dapprima contatta il compaesano pavullese e onorevole Ivano Miglioli per avere il numero di Vaccari, al quale poi lascia un messaggio sulla segreteria telefonica del seguente tenore: «Sono Giulio Burchi, fai gli emendamenti sulle autostrade senza parlare con i tuoi amici che se ne intendono, giovanotto?».

E da lì partono le conversazioni, con Burchi che rimprovera ulteriormente Vaccari: «Ma quell’emendamento lì l’hai letto bene quello che hai firmato o no...?». Il resto lo chiariranno le indagini. Intanto Vaccari, che non è indagato, ha voluto precisare la situazione: «Apprendo dai media che una mia telefonata del 2013 compare in una informativa dei Ros agli atti dell'inchiesta della Procura di Firenze sulle Grandi opere. Dalla ricostruzione fatta dalle agenzie, Giulio Burchi, allora componente del cda dell’autostrada Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), avrebbe parlato con il senatore Ugo Sposetti di un mio emendamento alla Legge di stabilità sull’ Autobrennero non di suo gradimento. Confermo che nell’autunno 2013 avevo presentato, insieme a colleghi veneti, trentini e altoatesini appartenenti a diverse forze politiche, un emendamento di razionalizzazione del sistema autostradale, come a suo tempo avevo reso noto con un comunicato ripreso dai quotidiani locali. Corrisponde al vero che Burchi mi lasciò un messaggio in segreteria telefonica in cui mi chiedeva di essere richiamato, cosa che feci. Nel corso della telefonata in cui Burchi mi rimproverava di non essermi consultato sul testo dell’emendamento con persone che, come lui, dell’argomento se ne intendevano, io risposi spiegando le ragioni mie e dei colleghi delle altre ragioni alla base dell’emendamento che avevamo depositato. Quell’emendamento non passò, ma il Governo ci chiese di trasformarlo in un ordine del giorno impegnativo per l’Esecutivo: anche di questo avevo dato conto con un comunicato stampa. L’ordine del giorno fu approvato e parte del suo contenuto, anche se non totalmente in linea con quanto avevamo scritto all’epoca, è ora confluito nello Sblocca Italia. Voglio anche precisare che la telefonata che il senatore Sposetti avrebbe, almeno stando al testo reso noto delle intercettazioni, dovuto farmi, non è poi mai avvenuta. Non potevo sapere che il mio interlocutore era sotto indagine e il suo telefono era intercettato, ma, come testimonia il testo delle intercettazioni, mi sono limitato a spiegare le ragioni alla base della formulazione del testo che avevamo presentato. Anche in quell’occasione, come sempre, ho svolto il mio lavoro con la serenità e la convinzione delle idee». (ase)