Da Chernobyl alla Bassa per vivere di gioia

Il racconto di Francesca Mazzeri: «Per quei bambini è l’unica occasione per vedere un mondo diverso»

MEDOLLA. «La cosa più bella è quando li portiamo al mare. È un'emozione unica perché è la prima volta che lo vedono e spesso ci si buttano dentro direttamente vestiti per fare il bagno immediatamente!». Attiva dal 1996 per un totale di 350 bambini tra gli 8 e i 12 anni accolti ogni anno per cinque settimane tra settembre ed ottobre, l'Associazione Chernobyl Bassa Modenese ha sede a Medolla, conta 40 volontari e annualmente ospita i bimbi di Chernobyl in soggiorno in Italia per controlli medici, cure, terapie, vacanze ed escursioni preziose per il loro risanamento. «Sono partita come semplice volontaria dell'associazione, poi come volontaria di famiglia ospitante e oggi sono la presidente dell'associazione - ci racconta Francesca Mazzeri - Nel territorio tra Sorbara e Quarantoli abbiamo una decina di famiglie ospitanti, dieci come i bimbi che ogni anno ci fanno visita, insieme ad un interprete che ci aiuta nella comunicazione anche se i ragazzi sono molto svegli e imparano in fretta e nei primi giorni ci intendiamo a gesti». Sfatiamo il mito che chi ospita questi ragazzi corra qualche rischio dal punto di vista sanitario: «Le radiazioni che hanno in corpo questi bambini sono dannose solo per loro stessi e il soggiorno all'estero effettuato in questa precisa fascia di età è talmente determinante per la loro salute da consentirgli di superare bene l'adolescenza», spiega Francesca. Oltre a occuparsi dell'organizzazione e gestione del soggiorno, che prevede una gita di una settimana al mare a Cesenatico, escursioni e altre gite fuori porta, l'associazione è attiva durante il resto dell'anno con attività di raccolta fondi. «Abbiamo qualche benefattore nelle aziende di Mirandola e Medolla e ci autososteniamo con il 5 per mille e attività benefiche. Periodicamente anche noi volontari ci rechiamo in Russia per conoscere le famiglie dei bambini che ospiteremo e verificare che le donazioni che facciamo dall'Italia vadano a buon fine - conclude Francesca - Stiamo parlando di un Paese afflitto da piaghe come l'alcol e la disoccupazione, a cui subentra il fattore noia, che è altrettanto pericoloso. Durante il soggiorno in Italia, portiamo i bambini anche a fare visite nelle aziende locali. Spesso il viaggio in Italia o in un altro paese ospitante rappresenta per questi ragazzi l'unica occasione della loro vita di stare per qualche tempo fuori casa e conoscere un mondo diverso».