Da Carpi a New York per aprire il suo ristorante

La storia di Francesco Nuccitelli, laurea in economia e un posto in banca Poi la svolta: a Brooklin il “Sociale” locale raccomandato dalla guida Michelin

Una carriera avviata in banca dopo la laurea in economia e un’esperienza nella gestione di locali maturata al bar Roma di Novellara. Eppure, il 40enne carpigiano Francesco Nuccitelli – conosciuto in città come “Nucci” - ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e ha deciso di attraversare l’oceano per cambiare completamente vita. Francesco è così approdato a New York, in nome di un sogno americano che l’ha spinto ad aprire un ristorante a Brooklin. Locale che in breve ha guadagnato consensi ed è raccomandato anche dalla guida Michelin.

«Ammetto che inizialmente è stato un salto nel buio – racconta Francesco - La banca e la laurea in economia mi hanno dato tanto, anche se ho impiegato anni per capirlo. La spinta a prendere e partire me l’ha data l’assenza di alternative. Arrivato ad un certo punto, se avessi voluto continuare nel ramo bar/ristorazione mi sarei dovuto spostare oppure mettermi l’anima in pace e cominciare a servire espressi e aperitivi in qualche piccolo bar. Nulla in contrario, ma dopo tutta la fatica fatta per gestire un locale tutto mio non volevo accettare questa soluzione. Quindi con 300 dollari in tasca il 20 marzo del 2007 ho preso il mio zaino e sono partito per l’ignoto. New York la conoscevo già, o almeno credevo, sono venuto da turista parecchie volte ed ho passato un periodo un po’ più lungo nel lontano 1997 per una vacanza studio che mi ha convinto che prima o poi ci sarei ritornato definitivamente. La preparazione di Sociale dal punto di vista delle costruzioni e del business planning ha portato via tre anni passati a diretto contatto con l’uomo che ha cambiato la mia vita: Michael Keefe. Mike ha deciso di farmi entrare a far parte della sua meravigliosa famiglia. Ha acquistato di sana pianta un piccolo building e ha costruito con le sue mani il mio ristorante, mosso solo dall’affetto che nutriva e nutre nei miei confronti, della mia famiglia e dall’eccitazione di vedere un piccolo emigrante lavorare duro, senza sosta, per ottenere i risultati che si è proposto. Sono quindi partito dalla classica libreria, come si vede nei film, ed ho imparato come mettere insieme un business plan e come mostrare proiezioni finanziarie agli investitori. La cucina italiana a New York ha una sua natura specifica: ci sono alcune portate che bisogna assolutamente avere nel menu per attrarre i locals, cioè i newyorkesi che sono quelli che spendono bene e lasciano una mancia che permettono ai miei ragazzi di avere una vita dignitosa in una delle città più care del mondo. Appena arriviamo abbiamo la testa piena di menu sofisticati che portano i ristoranti a chiudere i battenti dopo sei mesi: fonte di un ego incontrollato che per stare qui bisogna assolutamente mettere da parte. Nella Grande Mela vogliono, invece, gli spaghetti con le polpette, la lasagna, il fritto di calamari».