Vive di fronte alla montagna d'amianto, ma chiedono a lui di non fare polvere

A San Felice l'assurda vicenda di Mauro, da tre anni in lotta per poter demoilire e ricostruire la sua casa, proprio di fronte al mega-deposito contaminato della ditta Bianchini

SAN FELICE. Mauro vive sulla strada che l’impresa Bianchini ai tempi d’oro ha trasformato in una discarica impraticabile di polvere. Eppure chiedono a lui, nel demolire la sua casa per la ricostruzione, di non far polvere.

Mauro vive di fronte alla maxi discarica di rottami contaminati da amianto che ha reso famosa San Felice in Italia, alla stregua della Terra dei fuochi, come lui stesso ha sottolineato martedì, osservando turbato gli “Astronauti” della Forestale che facevano i carotaggi nell’area, alla ricerca di altro amianto seppellito. Eppure chiedono lui, sempre nella demolizione della sua casa, ogni accortezza perchè - pensa un po’ - non vada in giro amianto.

Mauro ha il dono dell’ironia, ma quello che gli sta capitando non è solo un calvario da terremotato alle prese con la solita burocrazia, ma una vicenda che ha del grottesco. Mauro vive infatti in un map in via Villetta, accanto alla casa che si affacciava sulla campagna.

Fino all’arrivo dell’impresa Bianchini. E dei suoi camion, che hanno presto distrutto la strada, trasformando vita dei residenti, tra polveri fango ed inutili proteste. Oggi via Villetta è una strada stravolta, risistemata più volte con la ghiaia dopo le polemiche e dopo che, a porre un freno a quel dominio incontrastato di tir e polveri, era arrivata solo la polstrada. Costretto ad affogare nella polvere, ora che deve demolire la casa, a Mauro chiedono puntigliosamente, ci mancherebbe, una “relazione descrittiva sugli accorgimenti tecnici e gestionali che si intendono adottare in fase esecutiva per il contenimento delle polveri originate dalle operazioni di demolizione». Tutto lecito; tutto altrettanto tragicomico, per chi ha vissuto quell’inferno, ben prima del sisma.

Poi, è noto, col sisma è arrivata la montagna all’amianto, quella che si voleva tombare con il sarcofago e che nel frattempo, tra una incuria e l’altra, tra tanti scaricabarile, è rimasta per mesi scoperta, esposta all’aria aperta.

A Mauro che sul tetto aveva messo un importante impianto fotovoltaico la burocrazia chiede così una “dichiarazione volta a precisare l’eventuale presenza di materiali per i quali devono essere adottate specifiche modalità di rimozione, ad esempio materiali contenenti amianto...». Lui, che da tre anni aspetta un sì ad un progetto di ricostruzione che possa dare un futuro a sé e soprattutto ai figli, guarda sconsolato la lettera con le prescrizioni, poi guarda la montagna all’amianto. «Cosa c’è da dire ancora?», chiosa sconsolato.

Non ti arrendere, Mauro.