Progetto S. Agostino: «Modena basta, è ora di togliere il gesso»

L'architetto Iadarola sprona la città a rinnovarsi: «Ex-Fonderie, piazze, Gehry: si buttano i progetti per fossilizzare la città. Con l’ex-ospedale si rischia di ripetere l’errore»

«Sono molto amareggiato a questo punto della vicenda. Con il Sant'Agostino fermo si rischia di ripetere gli errori del passato, dalle ex Fonderie ai chioschi del parco della Rimembranza che fanno di Modena una città conservatrice e poco coraggiosa in termini di innovazione».

Sul restauro del Sant'Agostino, rinviato a ottobre causa sentenza del Tar tirato in ballo da Italia Nostra, dice la sua Giuseppe Iadarola. L'ingegnere è a capo dell'impresa modenese "Ingegneri riuniti" che ha realizzato i progetti di restauro e trasferimento nell'ex ospedale settecentesco delle biblioteche Estense e Poletti.

Iadarola ha poi firmato insieme a un'altra impresa di progettazione modenese, "Politecnica", il progetto definitivo della riqualificazione a cui oltre ai modenesi lavorano lo studio dell'archistar defunta Gae Aulenti e lo studio Doglioni.

Iadarola, Modena è conservatrice?

«Sì ci sono innumerevoli esempi, appunto le ex Fonderie e i chioschi, ma pensi anche allo stato delle ex caserme Fanti e Garibaldi, oppure alle tante occasioni perse dalla città dalla torre che aveva immaginato Frank O. Gehry in poi. In questo caso, tra l'altro, ci sono un prestigioso palazzo e i denari messi a disposizione dalla Fondazione Cr Modena. Insomma si perde una occasione storica perché mai a Modena c'è stato un progetto così ampio legato alla cultura».

Ma sarà complicato poi gestire tutti gli enti insieme... «Certo, sono conscio che una volta trasferite lì le biblioteche dovrà essere molto bravo chi le gestisce insieme a bar, ristorante, store, centri per la fotografia e per l'internazionalizzazione dell'Università. Tutto dovrà funzionare a dovere. Ci penserà la società di gestione, so che la Fondazione opera anche in questo senso».

Dovrà accadere, dunque, un po' quel che è accaduto di recente a Palazzo dei Musei con le Notti Barocche: l'attuale sede della Galleria Estense, delle biblioteche e dei musei e archivio civico si è presentata come un "soggetto" culturale unico e il pubblico ha risposto positivamente.

«Non voglio certo - continua Iadarola - dare solo la colpa agli esponenti di Italia Nostra, perché in linea generale a Modena ogni novità è mal vista e questo è un vero peccato se pensiamo anche all'attuale situazione economica e sociale. Qui c'è un committente illuminato, la Fondazione, siamo davanti a un no a prescindere mentre io dico che non si può rischiare che il Sant'Agostino si riempi di guano di piccione e deperisca nel giro di un paio d'anni. Certo, tutto va fatto nei binari della legalità e della trasparenza e pure della partecipazione che non mi pare sia mancata qui visto che abbiamo consultato tutti, dalle biblioteche all'Ausl ad Arpa».

Ma il cantiere, almeno fino ad ottobre e nonostante fino all'ultimo la Fondazione abbia negato, per ora non parte. «Io non entro - continua Iadarola - nella vicenda politica, sono un tecnico e posso dire che essendo stato fino al 2012 nella commissione che valutò i progetti posso dire che le offerte fatte erano molto precise e qualificate. La mia amarezza cresce se penso che anche nel recente convegno sul tema alla Fondazione Biagi sono state dette molte inesattezze».

Quali?

«Qualcuno ha detto che si tratta di un progetto frettoloso e poco approfondito, ma non è vero, tanti funzionari ci hanno dato le dovute indicazioni e noi le abbiamo seguite in fase progettuale. Ma a un certo punto occorre smettere di discutere e bisogna prendere decisioni, sennò si resta al palo».

Ora si parla di inserire al S.Agostino anche la Civica.

«Al progetto qualche aggiustamento si può fare, ma non si può stravolgere l'intero impianto perché i percorsi creati nei cortili e negli interni sono conformi a questi istituti».

Chi contesta se la prende anche con le due torri di libri dell'Aulenti

«Ho visto a Roma e Brescia sistemi simili e mi pare funzionino, alle torri che sono alte appena sei metri in più dell'edificio più alto all'interno del comparto siamo giunti perché ci hanno detto che lì doveva andare quasi un milione di libri. Scartammo l'idea del pozzo deposito perché il terreno non è adatto e scartammo anche l'ipotesi di occupare l'intero piano terra del Sant'Agostino con i libri. Il progetto ne mette a scaffale aperto 250mila e oggi sono molti di meno. E poi in ogni caso, anche per applicare il progetto di allargamento dietro al Palazzo dei Musei i libri dell'Estense andranno spostati lo stesso, o sbaglio? Anche le librerie del Termanini oggi non le può vedere praticamente nessuno».

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