Ghini: «Vedrete, Discover Ferrari e Pavarotti land funzionerà»

Il direttore dei musei Ferrari: «È la prima volta che si integrano trasporti e turismo e va perfezionato. Chi lo usa è contento»

MODENA. Navette mezze vuote per i percorsi del “Discover Ferrari and Pavarotti Land”? «Può darsi, ma non si può valutare questo esperimento di trasporto turistico mirato, unico nel suo genere, in una giornata di un week-end canicolare». È quanto sostiene Antonio Ghini, direttore dei Musei Ferrari e ideatore di questo progetto di visite in movimento (anche su mezzi propri), dopo aver letto ieri il reportage sulla “Gazzetta”. «Non ho nulla da contestare a quanto rilevato sulla esiguità dei passeggeri-visitatori e non voglio fare polemiche ma mi preme sottolineare tre aspetti per chiarire meglio cosa sta succedendo», spiega pacatamente.

La novità. Secondo Ghini, bisogna innanzitutto capire che la novità di questo esperimento presuppone una comunicazione che spesso non arriva completamente proprio per i contenuti nuovi. «È un progetto complicato e ambizioso perché per la prima volta coinvolge un intero territorio ed è quindi difficile da comunicare. Ogni giorno noi registriamo una crescita di visitatori, i turisti restano stupiti ed entusiasti. Sono contenti che tutto funzioni bene e anche che questa terra offra tante cose da vedere oltre alla Ferrari».

Il secondo aspetto è lo strano e inatteso “effetto Expo” che in realtà non c’è ancora stato e che anzi può essere una sorpresa positiva. Ecco perché, come spiega Ghini: «Con il “Discover” i turisti si fermano a Modena per due giorni. Certo, visitano i musei Ferrari ma abbiamo creato anche un percorso più complesso. Con Expo, questo turismo c’entra poco, ma Muzzarelli era così determinato a cercare il successo della città che abbiamo voluto dare un contributo pieno di entusiasmo, anche grazie all’immagine della Ferrari. I risultati ci sono».

Expo ci dà poco. «Come territorio per fortuna Expo ci dà pochissimo», aggiunge. Ma come? Non è stato tutto creato attorno all’evento Expo? Ghini insiste: «Guardate che la delusione per Expo nasce a Milano constatando che Expo si consuma al suo interno e non ha ricadute sull’indotto, come si sperava. Quindi se interessa il “Discover” vuol dire che questo va al di là di Expo. I turisti arrivano anche da soli. Questo tentativo è un aspetto importante per il futuro che dovremo tenere nella massima considerazione».

Insomma, Ghini sostiene che se Expo era il pretesto per attirare i turisti, Modena sta diventando attraente per conto suo. E quindi se il sistema di trasporto turistico funziona, da qui bisogna partire. Tenendo conto sempre che questa è la prima volta.

E proprio da qui parte la sua terza considerazione.

Turisti nel modenese. «Questo sistema dedicato ai turisti su tutto il territorio modenese, e non solo sulla città (un altro aspetto nuovo), ora funziona con le navette, ma stiamo già studiando un suo possibile sviluppo futuro. Contiamo infatti di poter creare un sistema integrato con il trasporto pubblico esistente. Penso ad esempio all’utilizzo del treno per Sassuolo. È un po’ quello che stiamo già facendo per chi scende alla stazione di Modena. Così si può scegliere un sistema razionale ed economico». Per chi critica il “Discover” sottolineando il flop e i numeri scarsi, Ghini ribadisce. «In Italia lo sport oggi più praticato è criticare prima di conoscere la realtà delle cose. Non si può fare un bilancio di questa esperienza da un giro in una giornata festiva canicolare. Bisogna aver pazienza e fare il bilancio solo alla fine. Vorrei dire che al di là di tutto questo tentativo che stiamo facendo, se funziona, sarà qualcosa che servirà al futuro della nostra terra. Non sto parlando solo per la Ferrrari che i turisti li ha già, ma di un progetto molto più ambizioso che credo debba essere portato avanti nel tempo e sviluppato». (c.g.)

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