Lo scalo merci ancora fantasma

Eterno incompiuto da vent’anni: l’interporto privato è completamente fermo, Rfi aprirà con grave ritardo

Opere a tempo indeterminato, o quasi. Opere che, sulla carta, dovrebbero trasformare Marzaglia in un polo logistico di prima importanza. E, tuttavia, opere che stentano a decollare, con ritardi che si contano nell’ordine di decenni.

Alle porte della piccola frazione di Modena, in un triangolo compreso tra il fiume Secchia, la via Emilia e l'area commerciale di Cittanova, si dovrebbe inserire un crocevia di infrastrutture destinato ad incidere profondamente sull’economia locale. In un “fazzoletto” di terra relativamente “contenuto” è infatti prevista la realizzazione del nuovo scalo merci e di un tratto della Bretella Campogalliano-Sassuolo. Due infrastrutture che vanno a sommarsi alla rete già esistente, considerando che lì vicino passa anche l'Autostrada del Sole.

EPPUR (NON) SI MUOVE

Insomma, un incastro piuttosto complesso e articolato, che il mondo imprenditoriale e buona parte di quello politico ha più volte giudicato “decisivo” e “prioritario”. E che, nonostante, fatica a prendere forma. Col passare del tempo, infatti, si sprecano gli annunci, i rinvii e gli appelli. Tanto che ancora lo scorso anno il sindaco Muzzarelli si trovava costretto a chiedere soluzioni a Delrio, inserendo ambo le opere nella sua “lista della spesa”.

LO SCALO A METÀ

Lo scalo Rfi aprirà nel 2016 (doveva essere il 2004, secondo un accordo del 1997...). A mancare totalmente all'appello è l'adiacente interporto “privato”, cioè quella distesa di circa 500mila metri quadri destinata ad ospitare enormi magazzini per le aziende logistiche, che andrebbe collegata con un binario allo scalo di 350mila mq orma ultimato. Un’opera che, per il momento, vive una fase di stallo. L'area appartiene a dodici proprietari, e alcuni non sembrano intenzionati a vendere. Il Comune dice di non avere i soldi per l'esproprio, e così la situazione rimane bloccata.

Per superare l'impasse - spiegano da Centro Democratico, che la settimana scorsa ha presentato alcune proposte in merito - si dovrebbe optare per una parziale variante urbanistica. Il terreno, ora “soggetto a progetto pubblico per il 70%”, diventerebbe “area al 100% ad intervento privato”. In questo modo, gli investitori interessati potrebbero comprare a prezzi di mercato. Non un regalo, ma uno scambio, in quanto il Comune di Modena chiederebbe a mo’ di rimborso la retrocessione di un'area pari a 60mila mq.

Cifre precise, per l’intera operazione, non ce ne sono. Si parla, e sono stime molto prudenti, di almeno 100 milioni di euro - tutti privati. Ma, assicurano gli addetti ai lavori, gli investitori sarebbero pronti a partire, se si sciogliessero tutti i nodi. Anche perché ci sarebbe un forte interesse da parte degli operatori della logistica. Tre o quattro grosse ditte specializzate nella movimentazione merci - è nota, ad esempio, la disponibilità di Saima Avandero - sarebbero pronte ad affittare i magazzini per poter ottimizzare lo scambio tra tir e convogli ferroviari. Di fatto, la concretizzazione del tanto conclamato esempio di “trasporto intermodale tra ferrovia e autostrada” che farebbe di Modena un centro logistico unico nel Nord Italia, pari solo a Verona.

IL “NODO BRETELLA”

Tutto molto bello, sulla carta. Peccato che proprio nel bel mezzo dell'interporto sia previsto il passaggio della Bretella Campogalliano - Sassuolo. O meglio, del raccordo tra la stessa e la vicina tangenziale. E si tratta di un problema non da poco. In primis, perché, per come è progettata oggi, questo collegamento taglia esattamente a metà gli spazi impedendo la realizzazione di capannoni e binari. Per ovviare al problema basterebbe spostare l'asse stradale poco più a nord, a ridosso della linea ferroviaria. Autobrennero sembra possibilista.

In secondo luogo, perché la Bretella rappresenta almeno da quattro decenni una “priorità”. Nata per servire il distretto ceramico, l'opera è ferma da anni in un limbo di frenate e improvvisi annunci. Solo per citarne uno, nel 2004 l'allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi prevedeva tempi certi: meno di un anno per l'inizio dei lavori, altri trenta mesi per il completamento. Negli ultimi mesi, comunque, sembra essersi mosso qualcosa. A dicembre, infatti, è arrivata la notizia della firma della concessione. Un “via libera” dal Ministero dei Lavori Pubblici che, però, non è garanzia di tempi certi. «Dobbiamo ancora attendere il nulla osta dal Cipe, poi potremo partire», spiega Emilio Sabattini, alla guida della società di scopo per realizzare la Bretella dallo scorso ottobre.

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