Partecipanza di Nonantola, analisi del Dna per scoprire le sue origini

Parte uno studio di genetica dell’università di Bologna sui campioni biologici di cento volontari. Il team: «Ipotizziamo radici longobarde con cromosomi conservati e trasmessi di padre in figlio»

NONANTOLA. Un “archivio biologico”, costituito da decine di Dna umani, che potrebbe aiutare a ricostruire le grandi migrazioni del Medioevo: è quanto si va a realizzare a Nonantola, dove partirà uno studio dell’università di Bologna su un campione di 100 cittadini suddivisi in due gruppi. Metà di questi cittadini non saranno “qualunque”, bensì discendenti delle antiche famiglie della Partecipanza Agraria, che potrebbero avere inglobato e mantenuto cromosomi degli avi longobardi cui si deve la fondazione dell’Abbazia e dell’agglomerato agricolo con le peculiari caratteristiche che si sono mantenute nei secoli.

La selezione dei candidati è partita e la raccolta dei campioni biologici avverrà tra settembre e ottobre: 50 saranno i membri della Partecipanza e 50 i cittadini che non ne fanno parte e che serviranno da gruppo di controllo per confrontare i risultati.

«Il nostro intento è quello di realizzare tali studi su tutti i gruppi delle Partecipanze presenti nel nord Italia e su analoghe piccole comunità che presentano caratteristiche simili» spiega Alessio Boattini, ricercatore del Dipartimento di scienze biologiche e ambientali dell’università di Bologna che coordina lo studio insieme al professor Davide Pettener. «Siamo partiti 3 o 4 anni fa con uno studio analogo a San Giovanni in Persiceto sui membri della locale Partecipanza e abbiamo trovato dimostrazione della correlazione tra variabilità culturale e genetica, dimostrazione che si riesce ad ottenere ed individuare molto meglio in gruppi piccoli, stanziali, chiusi e che si sono preservati nel tempo. Nel caso di San Giovanni abbiamo scoperto che ci sono marcatori genetici differenti dal resto della popolazione e che si trasmettono lungo la linea paterna. Nel caso di Nonantola, ipotizziamo, visto che la fondazione dei primi agglomerati e dell’abbazia si deve ai longobardi, che si possano ritrovare caratteristiche dei popoli germanici nei gruppi che si sono preservati nel tempo. Dopo la località del Bolognese, dunque, abbiamo deciso di procedere con lo studio a Nonantola, per poi proseguire prendendo in esame istituzioni simili che ci sono in Piemonte, nella zona di Rovigo e nell’alto Veneto. Grazie anche a questi studi, si potranno fornire informazioni utili alla ricostruzione delle grandi migrazioni medioevali. Dell’origina delle Partecipanze emiliane non si sa moltissimo, sono note la connessione appunto con la fondazione dell’abbazia e con le popolazioni longobarde; molte di esse sono documentate almeno fin dal dodicesimo secolo. Resta in gran parte oscura la loro origine e l’identità dei loro fondatori, quindi questi studi potranno fornire chiavi di lettura senza dubbio di una certa utilità». Verranno quindi individuati i volontari necessari allo studio, che devono essere maschi e scelti in modo tale da avere almeno un rappresentante per ognuno del cognomi noti dei Partecipanti evitando i parenti stretti. Il gruppo di controllo sarà invece formato da cittadini maschi che abbiano tutti e quattro i nonni originari del territorio di Nonantola e immediati dintorni, evitando anche in questo caso i parenti stretti. Verranno poi svolte approfondite ricerche d’archivio per ricostruire le genealogie paterne degli individui del primo gruppo. «Ovviamente verrà mantenuto il più stretto anonimato sui dati sensibili - specifica Boattini - e non sarà possibile in alcun modo associare i dati genetici alle singole persone».

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