A Bomporto un ladro circondato chiede l’aiuto dei carabinieri

Voleva rapinare un esercente di notte, ma è rimasto intrappolato sulla terrazza con i residenti che si sono riuniti attorno a lui infuriati

BOMPORTO. «Per piacere, chiamate i carabinieri...». La richiesta, nel bel mezzo della note, non l’ha fatta qualche povera vittima dei delinquenti. Ma un aspirante rapinatore, assediato dai residenti sulla terrazza dell’appartamento nel quale avrebbe voluto introdursi con i due complici. La situazione - una volta ogni tanto - gli è talmente girata male che dapprima ha pensato bene di lanciare le bottiglie trovate in terrazza contro i residenti, sempre più svegli, sempre più numerosi, e sempre più decisi a non fargliela passare liscia.

Poi, quando neppure con i lanci di bottiglia quei “minacciosi” cittadini se ne sono andati, allora l’aspirante rapinatore non ha trovato di meglio che supplicarli di chiamare i carabinieri. Segno evidente che si sentiva più sicuro nelle mani (o manette) dell’Arma, piuttosto che nelle grinfie del ristoratore che volevano rapinare e del vicinato, che tra l’altro annovera un ufficiale dell’esercito italiano reduce da missioni in luoghi di guerra. Che i tre delinquenti - nomadi slavi - volessero commettere una rapina, sorprendendo nel sonno il titolare di un conosciuto ristorante che abita a Gorghetto, non è solo una banale ipotesi. Di tutte le case della borgata, hanno infatti scelto la sua, anche se alcuni delle altre avevano lasciato le finestre aperte, per combattere la calura. E poi l’orario: di solito i ladri agiscono d’estate alle 4 di notte. Stavolta sono entrati in azione alle due, pochi minuti dopo il rientro a casa del ristoratore. Sapevano persino che l’altra notte era a casa da solo. Tutto fa pensare che lo studiassero da un po’.

Poi le modalità dell’assalto: niente cacciavite, trapani elettrici e altre amenità ormai ben note a tutti nella Bassa. Ma un assalto plateale, a colpi di mazza, come per intimorire chi, solo, era all’interno. Se poi prima dell’assalto per farsi coraggio ci si “bumba” anche un po’ - perchè questa è l’impressione dei residenti che hanno vissuto la vicenda - ecco che l’ipotesi dell’assalto-rapina piuttosto che del furto quatto-quatto prende maggiore consistenza.

Fatto sta che i tre sono entrati in azione dalla parte della campagna su cui si affacciano le villette in questione. Uno a fare da palo, due ad arrampicarsi sulla terrazza. Pensavano di entrare con più facilità, invece si sono trovati alle prese con una inferriata che non voleva saperne di cedere. I vicini, attratti dal rumore, si sono svegliati, uno ha aperto le finestre, l’altro è sceso, un terzo imbracciava già un bastone...

A quel punto, in slavo, uno ha urlato al complice di fuggire, l’altro è balzato giù dalla terrazza ed è scappato, il terzo pensava di farsi largo ad urla e bottigliate. Ma non c’è l’ha fatta, anzi, ha surriscaldato il clima, fino ad appellarsi ai carabinieri, per garantirsi salvezza. I militari nella lontana Gorghetto sono arrivati una buona mezz’ora dopo, da Modena. Hanno invitato il ladro intrappolato a scendere dal balcone, l’hanno calmato, gli hanno anche dato da bere. Lui ha fatto di tutto per capire quel che doveva capire e per non capire quello che non voleva capire. Ad esempio, quando gli è stato chiesto come si chiamava non capiva più una parola di Italiano.

“Ben Ur, ti chiamerai Ben Ur”, gli ha detto uno dei militari, irritato da cotanta fintotontaggine. Alla fine Ben Ur è salito in auto con i carabinieri, diretto verso il suo destino.

«Da quanto si è capito è domiciliato vicino al campo nomadi di Camposanto, in un capannone dove ci sono altre persone come lui», dicono i residenti, ipotizzando che tra gli altri ci fossero anche i complici. Ieri in molti si domandavano che fine abbia poi fatto Ben Ur, nell’evidente timore che con i tempi che corrono venisse prontamente rilasciato. Fino al prossimo assalto notturno.

Alberto Setti