Dal Piccadilly al Goya addio cattedrali della disco

Il via libera all’abbattimento del locale è accompagnato da ricordi e nostalgia Parlano i protagonisti che fecero del distretto anche la capitale del divertimento

Piccadilly Stryx, Koxò, Matrix, Goya, tutti nomi che di generazione in generazione, portano il pensiero indietro di oltre un trentennio, dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta, e sono sinonimo di divertimento sano, di notte ma anche di giorno. Adesso che è stato progettato l'abbattimento (nel 2016) cresce la nostalgia. «Ero tra i gestori di questa ed altre discoteche della provincia - ricorda Alberto “Pippo” Ansaloni - tra le quali il Picchio Rosso di Formigine. Erano tempi di grande fascino per le discoteche e nel fine settimana siamo arrivati a muovere fino a 6-7 mila persone, tra un locale e l'altro. Il locale di via Indipendenza, che ha cambiato diversi nomi, era in ogni caso un centro di aggregazione giovanile di grande richiamo. Ricordo che arrivavano corriere da Parma, Piacenza, Milano: eravamo al centro dell'attenzione del centro-nord Italia in materia di divertimento. Quello che maggiormente vorrei che in tanti ricordassero e che le nuove generazioni apprendessero, è che si trattava di divertimento sano: niente alcool (qualche birra al massimo) e niente spinelli ed altre droghe pesanti». La musica di quei tempi era terreno di battaglia per Andrea Sarti. «Le nostre serate - dice Sarti, oggi direttore dello Sporting club di Sassuolo - ma anche i nostri pomeriggi, erano davvero il punto di riferimento di migliaia di giovani di tutta la provincia di Modena. L'ambiente accattivante, la certezza di non essere a chilometri e chilometri da casa, erano anche una garanzia per le famiglie. Adesso nei locali c'è una promiscuità dai 16 ai 40 anni, troppa differenza di età ed anche il consumo di alcolici, che per i maggiorenni è quasi normalità, diventa pericoloso per gli under 18. Eppoi, come si diceva a quei tempi, in discoteca si “cuccava” anche perché noi mettevamo ogni 30-40 minuti anche due o tre pezzi lenti a luci più basse, oppure ci lasciavamo trascinare dai famosi balli di gruppo». Per una decina d'anni tecnico delle luci e maschera è stato Andrea Imarisio, a cavallo di metà degli anni Ottanta e fino a metà degli anni Novanta. «Tra Goya e Koxò d'inverno - ricorda - e l'estivo del Picchio Rosso, c'era davvero da divertirsi senza emigrare lontano da casa. Di questi locali si parlava per tutta la settimana, poi ci si trovava dentro, senza eccezioni e con punte di oltre 4000 ingressi, a fronte di una capienza di meno della metà. I ricordi sono quasi tutti belli. Certo, qualche rissa, una o due auto incendiate ma soprattutto tantissime belle ragazze di Sassuolo e del resto della provincia. La domenica pomeriggio tantissimi minorenni, che oggi non sanno dove andare davvero». Come detto, al bar non si bevevano alcolici e lo conferma il barman Davide Muracchini, che in quel locale iniziò anche a fare il cuoco. «Non si arrivava nel locale per “sballare” - dice - ma solo per ballare e fare nuove conoscenze. Devo dire che erano tutto sano: anche noi della gestione eravamo un bel gruppo e lo testimonia il fatto che ancora oggi, dopo 25 anni da allora, siamo amici per la pelle».

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