Alpini, è sfida Modena-Treviso

Le due città sono in lizza per ospitare il raduno nazionale. La decisione sarà presa entro il 31 ottobre

MODENA. Sarà una corsa al fotofinish sino al 31 ottobre quando sarà presa la decisione finale. Sarà Modena o Treviso a ospitare il raduno nazionale degli Alpini nel 2017?

Dalla nostra città la candidatura è sostenuta da tutte le istituzioni, con quelle militari in prima fila a partire dall’Accademia. Mentre invece è tutta in salita la candidatura di Treviso, data per scontata solo pochi mesi fa. L’entusiasmo con cui Modena e l’Emilia Romagna stanno portando avanti la città dell’Accademia Militare non è affatto inferiore a quello dei trevigiani.

Ne sa qualcosa il sindaco di treviso Giovanni Manildo, alpino, che deve vedersela con il collega Gian Carlo Muzzarelli, pure lui penna nera. Ieri, a Milano, Renato Genovese, di Vittorio Veneto, componente del consiglio nazionale dell’Ana e coordinatore della Commissione Manifestazioni, ha illustrato i risultati delle ricognizioni nelle due città. Neppure con la tenaglia si riesce a strappargli una valutazione.

Genovese, a suo tempo allievo dell’Accademia E oggi generale in pensione, conferma che «la corsa, oggi, è alla pari».

Tra Modena e Treviso sarà fondamentale la ricerca dell’alleanza tra le varie componenti regionali degli Alpini e ognuno giocherà le sue carte.

Proviamo a vedere gli schieramenti in campo. Raffaelle Panno, presidente dell’Ana di Treviso, ha un compito delicato. Il 31 ottobre, in consiglio nazionale Ana dovrà riuscire ad essere convincente. Con il presidente nazionale, che è il trevigiano Sebastiano Favero (il quale, però, non vota), i membri del consiglio sono 25.

Due di loro sono ammalati, quindi probabilmente non parteciperanno alla seduta conclusiva. Dei 23 votanti, 9 sono del terzo raggruppamento, quello del Triveneto. Se tutti sono d’accordo per Treviso e la Marca, hanno comunque bisogno di altre 3 preferenze.

I due colleghi del Centro Sud che faranno? A Treviso sperano che non faranno mancare il loro “Sì”, considerato che il Nordest ha votato per L’Aquila, sede dell’ultimo raduno. Il Nordovest (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) regalerà almeno un sì o si concentrerà tutto su Modena?

Le sorprese sono dietro l’angolo. Quando Vicenza concorse per il 2016, pochi mettevano in conto che Asti le avrebbe fatto lo sgambetto. Così è successo. I piemontesi, dunque, potrebbero ripagare la fiducia. Per l’adunata del Centenario, nel 2018, si è affacciata Trento, considerata già destinataria della commemorazione alpina della Grande Guerra. E al consiglio del 31 ottobre qualche rappresentante dei raggruppamenti diversi dal Triveneto potrebbero decidere che, per opportunità di rotazione, dopo Pordenone nel 2014, è saggio puntare su Modena. Dove, tra l’altro, gli alpini si sono materializzati nel 1978, quindi ben prima che a Treviso, nel 1994. Le relazioni presentate ieri da Genovese tengono conto di vari fattori: la storia è uno di questi, la condivisione delle istituzioni è un altro, il supporto economico conta quanto la logistica.

L’adesione delle istituzioni, anche sul piano finanziario (un raduno non costa meno di un milione e mezzo, ma può salire a un milione e 800, in ogni caso con ricadute che arrivano a quintuplicare), è ormai assicurata. Ma l’entusiasmo dei modenesi sta crescendo in misura esponenziale.

Possono avvantaggiare la concorrenza anche polemiche come quella sulla preghiera dell’alpino, tanto che nei prossimi giorni il presidente Ana di Vittorio Veneto, Angelo Biz, si recherà dal vescovo Corrado Pizziolo a chiarire.