Il parroco esorcista oggi saluta San Michele

Dopo 29 anni e il trasferimento a Rubiera, don Ermes Macchioni saluta i fedeli «Lascio una comunità bellissima, c’è chi voleva protestare ma l’ho fermato»

Oggi don Ermes Macchioni saluta la sua comunità, quella della parrocchia di San Michele, che lascia dopo 29 anni. La creazione dell’Unità pastorale Sassuolo sud comporta cambiamenti e tocca anche al parroco di più lunga permanenza. Don Ermes era arrivato a San Michele nel 1986, con la comunità locale è cresciuto anche lui. Andrà a Fontana di Rubiera, dove svolgerà il suo servizio pastorale ma soprattutto, continuerà a ricoprire il ministero di esorcista diocesano.

«Il Vescovo ha voluto che mi avvicinassi un po’ di più a Reggio Emilia proprio per proseguire in questo mandato. Ho obbedito volentieri alla chiamata, è una regola che fa parte della nostra vita sacerdotale, negarla ci metterebbe in conflitto prima di tutto con la nostra coscienza».

Don Ermes abiterà a San Michele ancora per un po’: «A Fontana la canonica è in ristrutturazione. Da domani il mio servizio a San Michele finisce e andrò a svolgerlo di giorno nella nuova sede, poi tornerò qui a dormire finchè la struttura sarà pronta».

Ventinove anni, quasi trenta non si possono cancellare: «Sono stato molto fortunato ad aver vissuto qui per tanto tempo. C’è stata una crescita umana e di comunità esponenziale, si sono approfondite relazioni, conoscenza, condivisione dei problemi della gente, abbiamo vissuto insieme momenti belli e altri molto difficili, nei quali credo che il parroco abbia svolto davvero il ruolo di punto di riferimento. Quando alcuni anni fa ho celebrato il mio 25° anniversario in parrocchia mi sono reso conto davvero di quanto l’inserimento in questa comunità fosse completo, il pastore buono che vive con il suo gregge e conosce tutti uno per uno».

Anche la comunità è cresciuta con don Ermes: «Quella di San Michele è una realtà meravigliosa, fatta di persone attente, attive, responsabili, pur con le loro umane fragilità. È una realtà molto collaborativa ed entusiasta. Per la mia ultima omelia ho provato a fare un elenco delle cose che abbiamo fatto insieme, mi sono venute quattro facciate che non credo riuscirò a leggere per intero nella celebrazione».

Con le Unità pastorali ci sono tanti cambiamenti e la figura del parroco come è stata la sua, scompare. Fra l’altro a San Michele e Pigneto non ci sarà una presenza fissa: «Adesso la regola impone il cambiamento dopo un massimo di 9 anni. Per quello che ho provato io, una lunga vita in una parrocchia è un’esperienza assolutamente esaltante. Non credo comunque che la comunità resterà abbandonata, cambia la situazione e io sinceramente non so in che modo, ma sono sicuro che San Michele continuerà ad essere importante e ben seguita».

Sicuramente ci sono state proteste e dispiacere per la sua partenza: «Magari all’inizio qualcuno avrebbe voluto protestare ma li ho fermati. La scelta dell’obbedienza è parte della nostra vita di chiesa. Ho avuto tanti attestati di stima e di autentico affetto. C’è una signora anziana con cui ci conosciamo da sempre che mi ha detto di non riuscire a darsi pace; un’altra persona che mi è venuta a trovare pochi giorni fa mi ha detto una cosa che trovo bellissima: padre, quando la guardo mi sento tranquillo. Saper dare questa sensazione di sicurezza, che il lungo camminare insieme ha generato, è il mio regalo più bello».