Il comandante dei Cc: «Punizioni in arrivo»

Rammarico nell’Arma per i carabinieri accusati di corruzione e favoreggiamento Aiutavano Ambrisi & C. su inchieste e multe. Subito allontanati da Modena

SASSUOLO. L’indagine che ha coinvolto anche tre carabinieri ha creato forte rammarico all’interno dell’Arma. Dal comandate provinciale Stefano Savo fino al brigadiere dell’ultima stazione del Modenese, la reazione è stata di sgomento e anche rabbia per un comportamento sbagliato di pochi, che come sempre inficia e infanga l’onesto comportamento di tutti gli altri. I fatti, occorre ricordarlo, si snodano tra il 2011 e il marzo 2014, nonostante la famiglia Ambrisi si sia radicata e abbia “interagito” nel territorio ben da prima.

A esprimere lo sconcerto dell’Arma è il comandate Savo: «Sono già in corso valutazioni di carattere amministrativo nei confronti dei carabinieri indagati che vanno di pari passo con i provvedimenti giudiziari». Una dichiarazione che lascia ovviamente presagire quantomeno una sospensione almeno fino a quando il quadro non sarà completato. Ma intanto i tre carabinieri, un comandante ora in congedo e due sottoufficiali ancora in servizio, sono stati allontanati da Modena e Reggio con il provvedimento del divieto di dimora con l’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Nei loro confronti le accuse sono , in sostanza, di essersi “messi a disposizione” dei criminali, ai quali fornivano supporto indiretto, con alcune agevolazioni e con il passaggio di informazioni relative alle indagini che i colleghi di altri corpi stavano conducendo. Per tutti e tre è scattata la denuncia per i reati di corruzione, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti di ufficio e favoreggiamento.

Si va, hanno spiegato gli investigatori senza addentrarsi troppo nel merito, da una banale multa presa dalla moglie di un appartenente al sodalizio, per la quale si chiedeva di intercedere, fino ad altri favori più specifici e delicati inerenti all’attività criminale. Ovvero Ambrisi & C., a più riprese, avevano ottenuto informazioni su eventuali indagini, blitz o appostamento, insomma su operazioni che potessero essere in atto o intralciare il lavoro disegno. A supporto dell’accusa, gli inquirenti hanno raccolto alcune intercettazioni telefoniche, considerate esplicative della situazione, che testimonierebbero lo scambio di favori e informazioni tra il gruppo sassolese e i rappresentanti dell’Arma. Per anni, vista la delicata situazione e proprio per evitare sospetti tra i militari corrotti, la procura ha cercato di tenere l’inchiesta - o meglio le inchieste, visto che “The Untouchables” riunisce altre indagini in un unico fascicolo congiunto tra Guardia di Finanza e polizia - nel massimo riserbo, almeno fino a ieri.