L’artigiano fuggito in Irlanda: «Finalmente posso confessare»

SASSUOLO. La sua è la storia emblematica di tutta l’inchiesta: stava vivendo un profondo periodo di crisi economica, non riusciva a fare fronte ai debiti contratti, non aveva più credito dagli...

SASSUOLO. La sua è la storia emblematica di tutta l’inchiesta: stava vivendo un profondo periodo di crisi economica, non riusciva a fare fronte ai debiti contratti, non aveva più credito dagli istituti bancari e così era finito nella rete di Ambrisi e Bonini. Che sì gli avevano prestato soldi, per poi iniziare ad applicargli interessi a tasso d’usura altissimi. L’artigiano ci aveva anche provato, inizialmente, a rispettare gli impegni, sapeva che con gli Ambrisi non si sarebbe potuto scherzare, ma più il tempo passava e più la sua situazione economica precipitava. Da una parte c’era l’impossibilità di pagare, dall’altra l’opprimente pressione a cui era sottoposto dagli usurai, che chiedevano il rientro del capitale prestato con interessi annessi. Ormai era sul lastrico, ridotto in povertà senza più via di scampo. E così, a fronte di altre soluzioni, la vittima aveva scelto la strada della fuga: aveva detto addio a Sassuolo, al suo lavoro, agli affetti ed era emigrato in Irlanda. Pensava di rifarsi una vita, di non essere rintracciabile dagli aguzzini. Ma in Irlanda, invece, lo hanno raggiunto gli agenti della polizia e i militari della Finanza, che attraverso il database degli italiani emigrati all’estero sono riusciti ad individuarlo. Lo hanno così convocato a Sassuolo per poter verbalizzare le sue dichiarazioni. E quella chiacchierata ha aperto un altro squarcio nella già più che accertata pericolosità del “sistema Ambrisi”.

«Finalmente mi avete chiato e posso raccontarvi quanto mi è accaduto - ha sostanzialmente confessato agli investigatori - Non ci speravo più. Non pensavo che qualcuno volesse davvero indagare su quello che ho dovuto subire e su come mi hanno ridotto». E da lì è iniziata una serie di accertamenti, finalizzata a trovare i riscontri necessari a sostanziare la confessione, che poi è finita, con tutti i dettagli operativi, nell’ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari, Eleonora De Marco.

Ma quella dell’artigiano è soltanto una delle tante storie che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire minuziosamente, ma per farlo è necessaria la fiducia - e diciamo pure il coraggio - dei cittadini e degli imprenditori finiti nella tela degli usurai.