Muti: «Un piacere essere qui a Modena in onore di Pavarotti»

Il Maestro napoletano questa sera sul podio del Comunale dirige il concerto tributo a Big Luciano «Un cantante irripetibile, un gigante, una voce strepitosa. Eseguirò i titoli in cui ha brillato»

MODENA. «Vengo a Modena per l'invito di Nicoletta Mantovani e soprattutto per amicizia verso un artista acclamato in tutto il mondo: il nostro primo incontro fu difficile, poi diventammo profondamente amici. Per questo stasera eseguirò titoli in cui Luciano ha brillato: Rigoletto, Traviata, Guglielmo Tell, Otello». (Corriere della Sera ).

Riccardo Muti, uno dei principali musicisti del mondo, questa sera sarà al teatro Comunale a festeggiare le ottanta candeline che Luciano Pavarotti, nato il 12 ottobre 1935, avrebbe spento proprio oggi. Ci sarebbe stata, intorno a Big Luciano scomparso il 6 settembre 2007, tutta la città, gli amici della briscola, i colleghi cantanti e tanti musicisti.

Come, appunto, il grande Riccardo Muti, un Maestro per un Maestro, che al Pavarotti di corso Canalgrande dirigerà alle 21 l'Orchestra giovanile Cherubini e quattro giovani tenori e soprani, Elisa Balbo, Eleonora Buratto, Yusif Eyvazov e Jenish Ysmanov. Un “regalo” storico e di alta qualità che permetterà a tutti (il ricavato dei biglietti, pressoché esauriti, andrà tutto, compresi i compensi degli artisti, alla sezione modenese dell'Ail, associazione contro le leucemie) di poter ricordare con la sua musica l'indimenticabile cantante modenese. Oggi il maestro Muti, insieme al sindaco Muzzarelli, al direttore del Comunale Aldo Sisillo e a Nicoletta Mantovani Pavarotti, presenterà l'iniziativa. La decisione di Muti di dirigere a Modena in questa occasione, ovviamente, non è casuale visto che i due grandi della lirica si sono incontrati più volte nel corso delle loro carriere.

Muti e la vedova Pavarotti: "Luciano non ha età, è nel cuore di tutti"

La stima del maestro d'orchestra per Luciano era immensa, basti vedere cosa disse in occasione della scomparsa: «Pavarotti è stato un gigante, un cantante irripetibile, una voce strepitosa, come quella Dio ce la regala una volta ogni cento anni. Di quanti cantanti la voce è tanto riconoscibile e personale che bastano due note per capire chi canta? Maria Callas, Renata Tebaldi e Pavarotti; per questo una delle voci più straordinarie del Novecento. Un artista che, al di là dei giudizi personali, ha lasciato un'impronta enorme presso gli appassionati: era un emiliano dalla saggezza semplice, intelligente, un uomo sanguigno che credeva che l'intensità della musica potesse raggiungere l'animo delle persone. Per questo si è dato tantissimo al pubblico, anche se era professionista serissimo». I loro incontri non sono moltissimi, anche se tutti pressoché storici e in alcuni casi nati per occasioni particolari.

Basti pensare a quello avvenuto a Forlì nel 1995 in occasione di un concerto a favore di una comunità di recupero: in quella occasione il maestro Muti era al pianoforte e Luciano cantò alcuni pezzi tra cui un entusiasmante “'O sole mio” (Muti, 74enne, è nato a Napoli). Ma c'è anche un episodio polemico, proprio in quel 1995, riportato in una intervista del quotidiano inglese Sunday Times: Pavarotti, in una occasione più unica che rara visto il suo carattere sempre gioviale, disse che il maestro Muti «Non si prende cura dei cantanti». Pavarotti probabilmente ancora ricordava alcuni fischi ricevuti alla Scala di Milano da parte dei loggionisti, teatro dove Riccardo Muti era il direttore, tre anni prima, in occasione del suo “Don Carlos”

. Niente di epocale, il mondo della lirica è pieno di punzecchiature, e proprio il fatto che Muti oggi sia a Modena a festeggiare gli ottant'anni di Big Luciano sta a dimostrare come i grandi superino le incomprensioni. Proprio quello storico Don Carlos del 1992, che inaugurò la stagione lirica della Scala, è un altro degli incontri tra i due personaggi, anche se quella performance purtroppo non fu fortunata. Almeno secondo Duilio Courir, critico del Corriere della Sera, che ne rilevò alcuni errori, anche se lo stesso critico rilevò che il dissenso - non certo di tutto il teatro comunque - “Aveva qualcosa di eccessivo e di forzato”. Pavarotti infatti, anche in quella occasione non semplice, dimostrò la sua grandezza non protestando e nelle repliche sia Pavarotti che Muti ottennero numerose “chiamate” e svariati minuti di applausi.

Un altro incontro per “Pagliacci” di Leoncavallo, in scena pochi mesi prima: quattro serate sul palcoscenico dell'Orchestra di Filadelfia, in America. Un'altra occasione storica fu quella di Pavarotti diretto da Muti nel ruolo di Canio perché Big Luciano quell'opera la incise in studio all'inizio della sua carriera, ma prima di quel febbraio 1992 non l'aveva mai cantata dal “vivo”. Cinque anni prima un altro incontro per la “Messa da Requiem” di Verdi alla Scala nella stagione 1986-87. Ma il primo incontro tra i due è molto probabilmente quello del 1969, quando Muti dirige “I puritani” di Bellini nella prima rappresentazione radiofonica all'Auditorium Rai di Roma: sul palco c'è Pavarotti e, con lui, l'altro big modenese Mirella Freni.