Modena, una standing ovation a suggello della serata sulle note di Nabucco

«Musica - ha detto Muti - che rappresenta nel mondo l’Italia proprio come la voce di Pavarotti. Per questo l’ho scelta»

MODENA. Un concerto unico e indimenticabile, che verrà ricordato negli anni, e non solo dai modenesi, ma da tutti coloro che ieri sera hanno partecipato al ricordo di Luciano Pavarotti, che proprio ieri avrebbe compiuto 80 anni. Prima dell'entrata del maestro Riccardo Muti e dell'inizio effettivo del concerto, Federica Galli ha presentato la serata ricordando il compleanno del maestro Pavarotti e di come lui e Muti si conobbero oltre vent'anni fa. Le hanno fatto seguito le parole del sindaco Muzzarelli, che ha tributato l’omaggio a nome suo e della città al grande tenore confermando l'impegno di Modena per mantenerne vivo il ricordo.

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Poi finalmente il momento tanto atteso: l'entrata in scena del Maestro Riccardo Muti, che ha “scaldato” la serata iniziando con il famoso “Guglielmo Tell” di Rossini. La scaletta proponeva brani di Giuseppe Verdi per onorare l'Emilia Romagna, terra appartenuta sia a Verdi che a Pavarotti. Muti ha diretto l'orchestra da lui fondata nel 2004, “Luigi Cherubini” formata da giovani strumentisti under 30 e nata a Ravenna con l'idea di una visione europea della musica.

Una direzione con un vigore ed una forza che ha letteralmente rapito tutti i presenti. Anche i tenori Francesco Meli e Jenish Ysmanov, che hanno sostituito Yusif Eyvazov e Saimir Pirgu, gli artisti annunciati in un primo momento, hanno dimostrato di essere all'altezza della serata. Ysmanov ha interpretato “Ella mi fu rapita… Parmi veder le lagrime” tratto dal Rigoletto di Giuseppe Verdi e “Parigi, o cara” da “La traviata” in duetto Violetta-Alfredo insieme a Eleonora Buratto, soprano mantovano dalla voce forte ed incisiva che in passato ha lavorato insieme al maestro Pavarotti.

Sempre la Buratto ha interpretato “Ave Maria” da Otello di Verdi mantenendo una voce incisiva ma soave in un'interpretazione quasi commovente. Poi è stata la volta dell’altro tenore Francesco Meli, che ha eseguito “Forse la soglia attinse… Ma se m'è forza perderti” da “Un ballo in maschera” con una grande carica emotiva ed una voce forte e penetrante che ha davvero incantato la platea ricevendo parecchi applausi.

Un altro duetto prima del gran finale, quello del soprano Elisa Balbo con Francesco Meli ovvero Desdemona e Otello in “Già nella notte densa”. Infine la chiusura con il “Nabucco”. Una scelta precisa che Muti stesso ha voluto spiegare: «Ho scelto il Nabucco - ha detto il Maestro - perché è l'espressione dell'italianità nel mondo proprio come la voce di Luciano e quindi è per questo che ho scelto di chiudere con questo brano». Un Nabucco che ha suggellato in bellezza la serata con una lunga standing ovation sia per il grande Riccardo Muti che per i musicisti ed i cantanti.