Disagio psichico, l’importanza della relazione

Sempre più famiglie decidono di accogliere in casa persone adulte in difficoltà: «Così si riassapora l’amicizia»

Famiglie normali che decidono di ospitare persone speciali: è questo il progetto Iesa - Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti con disagio psichico - portato avanti dall'associazione di volontariato “Rosa Bianca”, nata nel 2007 proprio con l'obiettivo di far conoscere ed introdurre a Modena il progetto. «Lo Iesa - spiega la presidente dell’associazione Nicoletta Sturloni - è uno strumento di cura e di accoglienza che vuole contribuire a diffondere una visione diversa della disabilità psichica, pensata più come risorsa per la comunità che come problema». 15, in 4 anni, gli inserimenti effettuati in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale ed i Servizi Sociali del Comune. Due le modalità di accoglienza: il tempo parziale, in cui la persona passa con la famiglia ospitante qualche ora a settimana, ed il tempo pieno in cui ci si trova a vivere tutti sotto lo stesso tetto. Quanto alla durata dell'intero progetto Iesa, non è prevedibile: questa infatti varia in rapporto ai cambiamenti che sempre si verificano in entrambi la parti, famiglia ospitante e l'ospite. Una sorta di “convivenza a tempo” in cui, però - puntualizza Nicoletta - «è fondamentale che il benessere della relazione sia reciproco, per l'ospitato e per l'ospitante: il piacere dell'amicizia che si costruisce deve essere nei due sensi perché il progetto funzioni. Non esiste una particolare tipologia di famiglia Iesa: si sono rese disponibili all'ospitalità alcune signore che vivono sole o che hanno figli grandi e che quindi hanno tempo ed energie per dedicarsi agli altri - prosegue Nicoletta - ma abbiamo anche famiglie con figli piccoli o adolescenti, che credono che questo sia un modo per arricchire la vita di tutti».

Non servono caratteristiche particolari per diventare una famiglia ospitante: basta una buona capacità relazionale e la voglia di sperimentare e mettersi in gioco, insomma “niente di speciale” come ha affermato la prima famiglia che si è resa disponibile all'accoglienza. Importante, però, avere una buona rete di relazioni che possa accogliere in maniera adeguata l'ospite. Per la famiglia è previsto un contributo economico che viene corrisposto per la maggior parte dal Dipartimento di Salute Mentale e dal Servizio Sociale del comune e, in una minima quota, quando possibile, dallo stesso ospite. Obiettivo dello Iesa far acquisire maggiore autonomia alla persona con disagio psichico ed inserirla in relazioni nuove che siano un contrasto alla cronicità in cui spesso viene bloccata ogni possibilità cambiamento. Si tratta, insomma, di rimettere la vita di queste persone all'interno delle normali dinamiche familiari, togliendole da quelle specifiche della salute mentale.

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