L’esercizio fisico come una medicina per tutto il corpo

Il prossimo 14 novembre si celebrerà in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, ennesima occasione per parlare della malattia e soprattutto per sfatare un po' di falsi miti che ancora oggi...

Il prossimo 14 novembre si celebrerà in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, ennesima occasione per parlare della malattia e soprattutto per sfatare un po' di falsi miti che ancora oggi la riguardano.

Prima di tutto va detto che non è vero, come la maggior parte della gente ancora pensa, che a causare il diabete sia un consumo eccessivo di dolci: il diabete di tipo 1 è una patologia congenita, quindi presente fin dalla nascita della persona, mentre il diabete di tipo 2 è provocato da una serie di fattori tra i quali un regime alimentare - e non solo dolci, quindi - troppo ricco unito a una scarsa attività fisica.

«Durante i conflitti, la frequenza del diabete di tipo 2 sulla popolazione che è colpita dalle guerre si annulla, e questo deve far riflettere - afferma la diabetologa Anna Vittoria Ciardullo, responsabile della struttura di diabetologia Area Nord dell'Ausl di Modena - Sul fatto che la malattia è comunque legata ad una eccessiva alimentazione e alla sedentarietà».

L'esercizio fisico è per il diabete un vero e proprio farmaco, da prescrivere regolarmente come si prescrivono le medicine.

«Ovvio che ciascuna attività fisica, proprio così come ciascuna cura farmacologica, deve essere dosata sulle condizioni generali di salute del singolo paziente - continua la dottoressa Ciardullo - Ma tutti, proprio tutti, possono e devono muoversi regolarmente».

Ma ci sono campanelli d'allarme che possono farci sospettare l'insorgenza della malattia?

«Sì - risponde con la sicurezza di chi, da medico, affronta ogni giorno i problemi collegati alla malattia - Ci sono alcuni sintomi caratteristici che, se presenti assieme ad altri, vanno subito approfonditi con il proprio medico.

Di che cosa si tratta? È presto dello. Si tratta delle 3 P: poliuria, polifagia, polidipsia. In termini non medici significa che si mangia molto di più, si bevono molti litri di liquidi e si fa tanta, ma proprio tanta pipì.

Il tutto accompagnato da un dimagrimento che è in realtà deperimento e da una stanchezza sempre crescente al minimo sforzo».

I medici di medicina generale e tutti gli operatori sanitari hanno poi a disposizione questionari validati che consentono di quantificare il livello di rischio individuale di contrarre la malattia: un modo per scoprire precocemente se quello che si sta tenendo è uno stile di vita a rischio.

«Nessuno pensa che si consumano ben ventuno pasti a settimana, generalmente ricchi di cibi preconfezionati dalle industrie e di fretta - conclude - La prima cosa da fare per diminuire i rischi è quella di regalarsi almeno 3 volte a settimana un pasto a base di pesce o verdure o legumi. È importante cucinarli in modo semplice e saporito, come nella tradizione della dieta mediterranea. Avremo così arricchito il capitale di salute con tre buone abitudini per migliorare la vita. E mai dimenticarsi di una sano movimento». (c.t.)