Luigi e Vincenzo Cremonini condannati a 3 anni per insider trading

Gli imprenditori del grande gruppo alimentare, padre e figlio, ritenuti responsabili per l’acquisto di titoli della società prima dell’uscita dalla Borsa: l’accusa era «abuso di informazioni privilegiate»

CASTELVETRO. Il Tribunale di Milano ha condannato a tre anni e a una multa di 150mila euro gli imprenditori Luigi Cremonini, presidente del gruppo Cremonini, e il figlio Vincenzo, amministratore delegato del gruppo. Entrambi erano accusati di insider trading nell'ambito di una operazione per l'acquisto di titoli della società nel 2008. Il vicepresidente Illias Aratri è stato condannato a 2 anni di reclusione e a una multa di 50mila euro. I giudici hanno condannato i tre imputati a versare alla Consob, parte civile, un risarcimento di 100 mila euro. Con questa sentenza di primo grado i giudici della terza sezione penale del Tribunale di Milano hanno inflitto pene più alte rispetto a quelle che erano state richieste dal pm Eugenio Fusco. Nelle scorse udienze erano stati chiesti, infatti, 2 anni di carcere per Luigi Cremonini, 2 anni e 6 mesi per il figlio Vincenzo e un anno e 6 mesi per Aratri.

Il processo verteva sull'acquisto da parte della Cremonini srl di 1.875.350 azioni Cremonini spa tra il 9 gennaio e il 20 febbraio 2008 per un controvalore di 4.250.090 euro, prima che a fine marzo dello stesso anno fosse lanciata un'Opa per l’uscita dalla Borsa della società quotata a Piazza Affari. Secondo il pm Fusco, l'operazione dal «carattere anomalo» sarebbe stata fatta attraverso un «abuso di informazioni privilegiate», come ribadito in aula nel corso della requisitoria. L'acquisto di titoli, inoltre, avrebbe consentito «un guadagno illecito di 138.229 euro». Secondo la Procura di Milano, al momento degli acquisti sul mercato la famiglia Cremonini sapeva già che avrebbe realizzato l'Opa per il delisting della società e quindi avrebbe sfruttato una informazione privilegiata. I difensori avevano chiesto l'assoluzione. Secondo l'avvocato Francesco Mucciarelli, uno dei legali, infatti, il presunto insider trading «non ha avuto un effetto perturbatore» del mercato.

I giudici hanno concesso la sospensione condizionale della pena solo a Ilias Aratri. I tre imputati sono stati condannati inoltre all'interdizione dai pubblici uffici e al divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena.

Luigi Cremonini, Vincenzo Cremonini e Illias Aratri hanno annunciato il ricorso in appello contro la sentenza.

Una nota del gruppo Cremonini sottolinea che la vicenda «riguardava l'acquisto di azioni Cremonini spa - regolarmente comunicato al mercato - tra il 9 gennaio e il 20 febbraio 2008, prima che fosse lanciata un'Opa per il delisting della società. L'operazione non ebbe carattere anomalo, non ci fu un abuso di informazioni privilegiate e non fu realizzato alcun guadagno illecito. Per vedere riconosciute le proprie ragioni, in una vicenda che si trascina nei tribunali da oltre sette anni, i ricorrenti sono disposti a percorrere tutti gradi di giudizio, compreso il ricorso, se necessario, alla Corte di Giustizia Europea».

Sul caso di insider trading che ha portato alla condanna di Luigi e Vincenzo Cremonini, negli anni scorsi la Consob aveva sanzionato per 600mila euro a testa i due imprenditori. Poi il Tar del Lazio aveva annullato tutti i provvedimenti, evidenziando che «chi lancia l'offerta pubblica non può considerarsi insider di se stesso in quanto egli è creatore dell'informazione». Sui procedimenti si sono quindi innestate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea che hanno reso complessa la vicenda da un punto di vista giuridico in relazione ai rapporti fra giustizia amministrativa, giustizia civile e penale. È stato così avviato il processo penale e il Gruppo Cremonini aveva sottolineato che «il presunto profitto illecito sarebbe di circa 137mila euro, una somma che si può definire irrisoria se solo si valuta che il Gruppo Cremonini fattura non meno di 3,5 miliardi di euro l'anno».