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C'era una volta a Modena... Le immagini della città sotto le bombe

La rubrica settimanale racconta Modena dall’8 settembre alla Liberazione. Le foto e il racconto della devastazione e l'ingresso degli Alleati

MODENA. L'8 settembre 1943, dagli studi EIAR di via Asiago a Roma, Pietro Badoglio dava l'annuncio dell'armistizio, firmato il 3: "Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ost ...

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MODENA. L'8 settembre 1943, dagli studi EIAR di via Asiago a Roma, Pietro Badoglio dava l'annuncio dell'armistizio, firmato il 3: "Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".

C'era una volta a Modena: la città dopo i bombardamenti

Finiva così formalmente la guerra che il Duce aveva proclamato dal balcone di Palazzo Venezia il 10 giugno 1940 davanti a una folla plaudente: "L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: Vincere! E vinceremo. Per dare finalmente un lungo periodo di pace con giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.


Popolo italiano: corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!".
Il 18 settembre 1943 da Monaco Mussolini annunciava la nascita della Repubblica Sociale Italiana.

C'era una volta a Modena:e alla fine arrivò la Liberazione

 

Cominciava così un periodo tristissimo della storia italiana e modenese. La città aveva cercato di proteggersi dai bombardamenti, riparando i monumenti e costruendo rifugi, perfino in Piazza Grande (le indicazioni su dove erano collocati sopravvivono ancora sui muri di alcuni palazzi).

Così scriveva la "Gazzetta dell'Emilia" il 15 febbraio 1944 per descrivere il bombardamento della notte precedente, il primo che colpì Modena: "La nostra città che fino a ieri era rimasta immune da incursioni aeree è stata duramente provata dalla barbara incursione dei "liberatori" … Modena, priva d'ogni obiettivo militare, si sperava fosse risparmiata dalla truce e bieca ira nemica. Non è stato così: anche sulla nostra città è piombata la furia distruggitrice. Ma il popolo modenese, ch'è un popolo sano, laborioso, tranquillo, ha risposto agli assassini venuti dal cielo con un contegno freddo, calmo, disciplinato: contegno esemplare, al quale ha corrisposto l'opera di soccorso fervida, solidale, rapida delle autorità tutte, in nobile gara di emulazione, verso i sinistrati. Oltre 100 morti e più di 300 feriti costituiscono il bilancio, non ancora purtroppo chiuso, della feroce aggressione aerea. Le bombe hanno colpito soprattutto case operaie e scuole, tra le quali la scuola industriale Corni e la scuola elementare De Amicis … Via Emilia Ovest, Viale Storchi, Viale Tassoni, Via Nonantolana, Via Paolo Ferrari, Via S. Martino e il rione operaio "Sacca" sono stati fatti segno dalla feroce ira degli incursori … Di contro all'opera delle autorità ... degli autisti di piazza e di molti piccoli commercianti accorsi subito sui luoghi del disastro mettendo i loro mezzi a disposizione … sta il miserabile comportamento, il cieco egoismo dei soliti borghesi, muniti di macchine, i quali non hanno sentito il bisogno di mettere a disposizione i loro automezzi per i primi soccorsi".

Altri bombardamenti colpirono la città il 13 maggio e il 22-23 giugno dello stesso anno, mentre nel 1945 il bombardamento avvenne il 18 aprile, quattro giorni prima della Liberazione di Modena. Anche la provincia venne bombardata: 368 morti a Modena e 1016 in Provincia, 879 feriti a Modena e 1193 in provincia.

Se il primo bombardamento colpì prevalentemente la zona nord-ovest, perché lì erano collocate la stazione ferroviaria e la zona industriale, quello del 13 maggio dello stesso anno si abbatté sul centro storico, colpendo la Porta dei Principi nel Duomo, il Lapidario del Duomo in via Lanfranco, il Palazzo Ducale, la chiesa di San Domenico, il Portico del Collegio, la chiesa di San Vincenzo, la chiesa di San Barnaba. Furono colpiti ancora gli opifici industriali a nord e la villa delle Pentetorri, di cui sopravvivono solo i pilastri di accesso al parco.

I Modenesi rimasti in città tremavano quando di notte sentivano "Pippo": così chiamavano l'aereo da caccia notturno che sorvolava la città.

Il 22 giugno i bombardamenti anglo-americani interessarono la zona compresa tra la Cittadella e la Sacca: le bombe distrussero l'officina Corni, lo stabilimento vinicolo Chiarli, la stazione ferroviaria, via Ganaceto con Palazzo Campori e le sue raccolte d'arte, e la Manifattura tabacchi. L'ultimo bombardamento avvenne il 18 aprile 1945, a pochi giorni dalla Liberazione, nella zona di Sant’Agostino. Non furono colpiti fortunatamente il Palazzo dei Musei e l'Ospedale Sant'Agostino, ma Palazzo Montecuccoli e la caserma Ciro Menotti nel palazzo Santa Chiara.

Chi volesse conoscere a fondo questo periodo consulti all’Archivio Storico del Comune la Cronaca dell'occupazione nazi-fascista di Modena, che Adamo Pedrazzi scrisse dall’8 settembre 1943 al 30 aprile 1945, un'opera corposa, finora inedita, composta da tre volumi dattiloscritti e da sette di apparati iconografici.

L'8 settembre segna l'inizio della Resistenza, e divide spesso drammaticamente le famiglie: il colonnello Ettore Bussi, medaglia al Valor militare nella Prima guerra mondiale, non si oppone affatto alla "Marcia su Roma"; Armando Bussi, militante del Partito d'Azione, Medaglia d'oro al Valor militare, viene fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

Una sorella di mia nonna paterna aveva sposato un fascista, e l'ostracismo era stato pesante. Tuttavia quando sentiva dire che si preparavano rastrellamenti nella zona di Nonantola, dove mio padre si era rifugiato dopo l'8 settembre scappando dalla Cittadella, arrivava fin là in bicicletta per avvisarlo. C'era chi sosteneva la Repubblica Sociale Italiana, e chi saliva in montagna e creava la pur effimera Repubblica di Montefiorino con Ermanno Gorrieri.

Tutta la provincia è costellata di cippi che ricordano i partigiani fucilati. Ma per i Modenesi il cuore di quel periodo buio è Piazza Grande. Qui si fucilano nove partigiani e undici cittadini modenesi il 30 luglio, e tre partigiani il 10 novembre 1944, come ricordano le lapidi affisse sul muro del Vescovado. Lì accanto, in Piazza Torre, dove il 29 novembre 1938 Angelo Fortunato Formiggini si era gettato dalla Ghirlandina per protestare contro le leggi razziali, c'è il Sacrario dedicato ai caduti della Resistenza: 1.195 fotografie.

Qui, dopo il 25 aprile 1945, i parenti dei partigiani di cui non si avevano notizie appesero le fotografie dei congiunti che non facevano ritorno. Il penultimo a destra in basso nell’immagine qui riprodotta è il fratello di mia madre, Fermo Ognibene, Medaglia d'oro al Valor militare, morto a 26 anni a Succisa di Pontremoli, di cui mia nonna Filomena aspettò per mesi il ritorno prima di sapere dove era sepolto. Una vecchina minuta tutta vestita di nero con la medaglia appuntata sul petto che accompagnavo da ragazzino alle manifestazioni partigiane, a Milano, a Torino.

Il 22 aprile partigiani e Alleati liberarono Modena, e lo stesso giorno il Comitato di Liberazione Nazionale nominò Alfeo Corassori Sindaco della città.

Alle elezioni comunali del 31 marzo 1946 il Partito Comunista Italiano ottiene 30.152 voti con il 48,12% dei voti e conquista 20 seggi, seguito dalla Democrazia Cristiana con 17.417 voti, una percentuale del 27,79% e 11 seggi, e dal Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria con 11.191 voti, una percentuale del 19,13% e 8 seggi. Il Partito Liberale Italiano ottiene 1.991 voti, una percentuale del 3,18% e 1 seggio. Il Partito Repubblicano Italiano e il Partito d'Azione non ottennero seggi.

Il primo Sindaco fu Alfeo Corassori, che rimase in carica fino al 1962.

Poi il 18 aprile si tennero le prime elezioni politiche, e perfino la Ghirlandina si ricoprì di manifesti.