«Ho visto modenesi perdere 500mila euro»

Canfora (Ceis): «Curiamo persone che pensano di poter condizionare i risultati dei videopoker»

«Ho visto anche qualcuno che aveva perso fino a 500mila euro, arrivando a truffare i suoi amici, forte della sua professione di consulente finanziario». Il demone del gioco, quando prende ti assale.

Lo sanno bene gli operatori del Ceis , che da ormai alcuni anni, in collaborazione con il Sert, hanno messo a punto programmi di intervento per curare chi è affetto da ludopatie: «Siamo presenti a Modena, Mirandola e Carpi - spiega Flaviano Canfora, psicologo del Ceis e referente dei progetti di intervento sulle ludopatie- Il fenomeno è diffuso e in aumento, come dimostrano i dati, forte anche del rifugio che molte persone trovano nel gioco proprio nei momenti di difficoltà, come sono la crisi economica o l’uscita da una tragedia come il terremoto, dopo la quale si fatica a vedere il futuro con ottimismo».

La prima domanda che al Ceis pongono quando arriva una persona affetta da questi problemi è soprattutto una: quali sono le motivazioni di base che ti hanno spinto a giocare? «Ne sentiamo di ogni genere: ci dicono che prima o poi la slot statisticamente “pagherà”, usando proprio questo verbo, come fosse un loro diritto vincere. Dicono anche che sento nella macchina sensazioni positive, e quindi continuano a giocare in attesa di una vincita che non arriva mai con la certezza con cui la si cerca. Poi c’è la rincorsa della perdita, quell’accanimento che cresce ogni qual volta si perde, si perde, si perde e si continua a perdere. Non ci ferma più. Così si arrivano a buttare via somme ingenti, oltre alla propria vita. Abbiamo stimato che una persona, all’apice della patologia, perda più di quanto abbia speso in scommesse negli ultimi vent’anni di gioco». Spesso arrivano con la famiglia: «Per la terapia personale e di gruppo abbiamo bisogno di un appoggio nella famiglia, serve il sostegno delle persone che stanno accanto a questi giocatori cronici quanto meno nel primo passo che chiediamo: la gestione del denaro. Regolando quella - conclude Canfora - si comincia un percorso lungo e complesso, anche perché quando si arriva da noi la situazione è spesso compromessa, sia economicamente che negli affetti. Per certe cose l’atteggiamento è peggio di quello un tossicodipendente».

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