I genitori del bimbo morto sulla corriera Vignola-Modena: «Nostro figlio? Una morte inspiegabile»

Il papà del bimbo di 4 mesi: «Era nato al Policlinico, aveva sempre fatto tutti gli esami di routine e mai alcun problema»

MODENA. «Il piccolo Souleymane era un dono di Dio, è lui che ce lo aveva regalato. Poi ha deciso di riprenderselo. Non sta a noi capire quali siano i motivi. Così comunque è stato. Piangere ora non serve. Piuttosto dobbiamo pensare che è volontà di Dio e questo ci consola».

Mohamed Yoda è in piedi nella stanza della televisione, dove, su seggiole di plastica, siedono quasi in cerchio gli altri parenti. Ci sono gli zii e i parenti della moglie: ieri mattina, il giorno dopo la tragedia che ha colpito al famiglia, la morte del figlio di appena quattro mesi, si erano tutti riuniti in quell’appartamento al terzo piano in pieno centro di Spilamberto. Un’ appartamento decoroso, pulito, con bambini piccoli che giocano. Fra questi Abdul, il fratello di sei anni di Souleymane, vivace e sorridente.

«Non riusciamo a capire. Eppure nostro figlio - spiega il papà Mohamed in un ottimo italiano nel silenzio degli altri presenti - aveva effettuato tutti gli esami anche recentemente, da quello del sangue ad altri esami più complessi e di comunque di prassi. E lui era nato qui, in Italia, al Policlinico di Modena. Ci hanno spiegato, e del resto conoscevamo, il pericolo delle morti bianche, delle morti inspiegabili dei neonati , dei bimbi piccoli. Ma lui stava bene. In famiglia non abbiamo delle malattie ereditarie, anche l’altro nostro figlio, che ora ha sei anni, non ha mai avuto problemi».

«Presto ci contatteranno dall’ospedale - conclude Mohamed - una volta che avranno effettuato l’autopsia e così forse sapremo cosa e successo. Mia moglie? Non si da pace. Era disperata, lo siamo stati tutti, adesso cerchiamo di farci forza. La disperazione non porta a nulla, in casa ora abbiamo l’affetto e la vicinanza dei nostri cari e degli amici».

E Mohamed ripercorre la giornata terribile, rivissuta nel dolore chissà quante volte forse proprio perchè, spesso, non ci si vuole credere.

«Mia moglie - spiega - voleva andare a Modena semplicemente per fare ujn po’ di spese in qualche mercato e in qualche negozio che lei conosce. Ci va spesso, è un fatto normale. Ha preso la corriera ed è partita. Il bimbo stava bene ripeto, mai nessun problema. E poi mi ha raccontato che si è accorta che non respirava, vedeva che non reagiva, che non era semplicemente addormentato. E a ha cominciato a chiedere aiuto».

E così sin da subito alcuni passeggeri si sono dati da fare, chi telefonava al 118 chi, immediatamente, è andato dall’autista, una donna, una mamma, spiegando del dramma che si stava svolgendo. L’autista ha fermato la corriera che nel frattempo stava percorrendo il tratto della via Vignolese tra San Damaso e la rotonda del grappolo, ha avvisato la centrale dell’emergenza e la centrale ha subito fatto scattare la richiesta di soccorso al m1118. Poi i passeggeri sono stati fatti scendere, tutti in attesa dell’ambulanza, tutti coinvolti in quei momenti terribili.

Vedendo i passeggeri in strada e la corriera ferma con le quattro frecce, una infermiera che si trovava casualmente in auto da quelle parti ha accostato. La donna è scesa e ha iniziato a mettere in pratica tutti i sistemi di rianimazione del caso. I tentativi di rianimare il piccolo quindi sono scattati pressochè da subito grazie all’infermiera e poi, con l’arrivo di ambulanza e automedica, proseguiti sia sul posto che durante il tragitto per raggiungere il Policlinico. Mezz’ora di rianimazione, e poi ancora un’altra mezz’ora al pronto soccorso, dove già tutto lo staff medico era stato allertato dell’arrivo del caso disperato. Ma non c’è stato nulla da fare. Una morte bianca, inattesa e inspiegabile, per quel piccolino portato in braccio dalla mamma, avvolto come è uso nelle famiglie africane nel tessuto colorato che lo avvolge come una imbragatura.