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Ariani: azienda al capolinea se non arrivano contributi

S. Felice. Storico molino paralizzato. «Spesi 3,8 milioni per ripartire dopo il sisma ma devono ancora arrivare i 14 dello Stato». Rischio mobilità per i 15 dipendenti

SAN FELICE. L’altro giorno in Regione un incontro con la task force che si occupa della ricostruzione. Da una parte l’azienda, il suo pool di tecnici e un dirigente di Confindustria per sollevare e denunciare quanto sta accadendo e il rischio che si perda non solo un’impresa storica del modenese ma anche e, soprattutto, posti di lavoro e una chances di rilancio del territorio. Dall’altra i tecnici della Regione che, come sta facendo da tempo il Comune (non a caso presente alla riunione con i ...

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SAN FELICE. L’altro giorno in Regione un incontro con la task force che si occupa della ricostruzione. Da una parte l’azienda, il suo pool di tecnici e un dirigente di Confindustria per sollevare e denunciare quanto sta accadendo e il rischio che si perda non solo un’impresa storica del modenese ma anche e, soprattutto, posti di lavoro e una chances di rilancio del territorio. Dall’altra i tecnici della Regione che, come sta facendo da tempo il Comune (non a caso presente alla riunione con il sindaco Alberto Silvestri e il vice per sostenere le richieste dell’azienda) ha preso l’impegno di cercare di dare risposte certe e, soprattutto, concrete per le prime tranche di contributi. Ma è un impegno e per il Molino Ariani, la storica azienda di stoccaggio dei cereali e trasformazione e commercializzazione della farina in buona parte della penisola, resta tutta una strada in salita. Una corsa contro il tempo per la sopravvivenza.

I quindici dipendenti da ottobre in cassa integrazione rischiano dal primo gennaio di essere messi in mobilità. «La volontà è di proseguire l’attività. Siamo nati nel 1879, passati con quattro generazioni attraverso guerre e crisi economiche, sempre un riferimento per il modenese. Abbiamo resistito anche al terremoto, ma le ferite riportate e il ritardo nei contributi che ci spettano hanno di fatto paralizzato, da tre anni, l’azienda. O nel giro di un paio di mesi massimo arrivano materialmente i primi contributi per permetterci di acquistare almeno parte degli impianti o da gennaio scatterà la mobilità di tutti i dipendenti e dovremo alzare bandiera bianca», ammette Mario Ariani presidente dello storico molino. I numeri e il quadro che hanno portato a quello che è lo spettro del capolinea sono drammatici e si scontrano con l’impegno dell’impresa e gli investimenti fatti dopo il sisma per cercare, comunque, di ripartire. «Già il giorno dopo quella seconda tragica scossa del 29 maggio ci siamo messi al lavoro per realizzare le opere provvisionali. Abbiamo investito di tasca nostra oltre 2 milioni di euro al netto di rimborsi che sono arrivati dal fronte assicurativo che porta l’investimento a circa 3,8 milioni - spiega Ariani - Ma i danni avuti sono ben superiori. Abbiamo dovuto abbattere buona parte degli edifici, i capannoni, i silos hanno riportato altri danni alle fondamenta, gli impianti sono andati distrutti sotto il peso dei crolli... Gli studi tecnici che ci affiancano (non nego che in una prima fase ci sono stati anche ritardi dovuti a uno studio a cui ci eravamo affidati) hanno presentato a marzo progetti di ricostruzione che, sulla base di quanto ci spetta di diritto, stimano contributi per circa 14 milioni di euro, dei quali 2,9 per i macchinari. Ma siamo a fine anno e ci vengono chieste continue integrazioni e, soprattutto, anche se siamo una industria che commercializza in tutt’Italia e che tre anni fa aveva un fatturato di oltre 12-13 milioni di euro, in base al settore in cui lavoriamo come classificazione siamo finiti nell’agricoltura e le nostre pratiche sono equiparate a quelle della ricostruzione di un semplice ricovero agricolo... È semplicemente assurdo». Attività di stoccaggio dei cereali ferma eppure, in qualche modo, Ariani ha comunque proseguito l’attività affidandosi a partners esterni che fornivano materie prime e farina. «I nostri sacchi, anche i nostri prodotti del nuovo filone commerciale dedicato alle farine biologiche sono sempre circolati sul mercato ma con aggravi enormi sulle spese e con in più l’ostacolo dei mancati pagamenti da parte di clienti che hanno strumentalizzato le nostre difficoltà e contro cui sono già state avviate azioni legali». Altri numeri: 12 milioni di fatturato alla vigilia del terremoto, poi 6 l’anno successivo e 7 nel 2014. Prima della paralisi dovuta all’impossibilità della proprietà di avere liquidità sufficiente per altri investimenti: impianti e capannoni. «Scartata l’opzione della cessione dell’azienda siamo pronti a continuare. Le banche ci stanno sostenendo però se, a gennaio, non avremo i primi contributi delle cambiali Errani metteremo in mobilità tutti i 15 dipendenti rimasti. A 136 anni dalla nascita del molino non avremo altra scelta se la Regione non accelererà nel riconoscimento e stanziamento dei contributi che ci spettano. Ad iniziare da quello per i macchinari che ci permetterebbero di rimettere tutto o quasi in funzione».