Credete in Dio o in Allah: «Siamo noi i colpevoli di Vignola: era solo uno scherzo»

I quattro aggressori si costituiscono, sono tutti magrebini tra i 22 e i 24 anni «Eravamo ubriachi, è stata una goliardata e la pistola era una scacciacani»

VIGNOLA «Non avevamo intenzione di fare del male a nessuno, la nostro era solo una goliardata».

Sono queste le parole che i carabinieridi Vignola hanno ascoltato da quattro ragazzi stranieri, nati tra il 1991 e il 1994, che si sono presentati spontaneamente nella caserma di Vignola nel tardo pomeriggio di ieri. Sono loro i protagonisti dell’aggressione ai danni di cinque adolescenti italiani avvenuta nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 gennaio in via Della Resistenza: è lì che i quattro stranieri hanno prima fermato e poi interrogato le vittime sulla loro fede, tenendoli sotto la minaccia di una pistola.

«Credete in Dio o in Allah?», avevano chiesto, ricevendo come risposta un «Non crediamo in niente». «Tranquilli, è uno scherzo», la frase finale con cui hanno liberato i ragazzini, non prima di aver sparato tre colpi in aria con una scacciacani.

La confessione dei magrebini: "Chiediamo scusa"

Ieri il pentimento, probabilmente dettato da qualche buon consiglio arrivato dai familiari e anche dal clamore mediatico che la notizia ha scatenato, imperversando sui social network ed intasando pure le emittenti nazionali. «Quando ho visto il titolo del giornale non ci credevo - ha detto uno dei ragazzi all’uscita della Tenenza, interpretando il pensiero degli amici - Non ci ho pensato un attimo e sono venuto in caserma per raccontare cos’è accaduto. È stato solo uno scherzo, abbiamo bevuto troppo e sparato un paio di colpi. Sono un po’ sotto choc anche io, non pensavamo di sollevare un polverone del genere. Chiediamo scusa ai ragazzini, alle loro famiglie, a tutti».

Ai carabinieri hanno anche consegnato la scacciacani utilizzata la notte dell’aggressione, un’arma i cui bossoli inesplosi erano stati trovati ieri mattina dai militari a pochi passi dal bar Dolce Vita, il locale che fa angolo tra via Della Resistenza e via per Sassuolo. Gli uomini dell’Arma hanno passato al setaccio la strada fin dalle prime ore del mattino, poi rinvenuto i bossoli in un tombino: ne hanno raccolto prima uno, ben visibile fuori dalla grata, poi hanno “pescato” gli altri due, nascosti nella melma e nelle decine di mozziconi di sigaretta che quasi intoppano la fognatura.

Ora si attende l’evolversi della vicenda sul piano penale. I quattro balordi, che non erano accompagnati da un avvocato, hanno reso soltanto spontanee dichiarazioni. Non saranno arrestati e per loro scatterà soltanto una denuncia. Per ora si ipotizzano soltanto le minacce e la violenza privata mentre non viene preso in considerazione alcun reato attinente al fanatismo religioso.

Un epilogo inaspettato e sorprendente di una vicenda che ha imposto prese di posizione nette da parte delle diverse forze politiche.

Ed, invece, a sentire i protagonisti, si tratta solo di uno scherzo di cattivo gusto. Ma quello che è successo quella notte in via Della Resistenza resta ancora da chiarire in alcuni punti. Soprattutto se ci si rifà alle testimonianze degli avventori del bar Dolce Vita.