«Sono sotto choc, voglio dimenticare la notte di terrore»

I minorenni “interrogati” tentano di tornare alla normalità I genitori: «Abbiamo suggerito di parlarne il meno possibile»

VIGNOLA. «Voglio solo dimenticare questa brutta avventura». Ha detto così ai propri genitori uno dei minorenni coinvolti nell’agghiacciante vicenda di martedì scorso in via Resistenza a Vignola, quando come è noto cinque ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, sono stati fermati da un gruppo di nordafricani adulti, che li hanno di fatto sequestrati minacciandoli con una pistola, li hanno interrogati sulla loro fede (“credete in Dio o in Allah?”), hanno esploso tre colpi per aria (per la precisione un colpo è stato esploso per fermare i ragazzi, altri due quando i giovani sono stati lasciati liberi) e alla fine li hanno lasciati andare, dicendo loro che si trattava di uno scherzo.

Nelle famiglie dei genitori coinvolti, almeno in quelle interpellate, non c’è troppa voglia di parlare dell’accaduto. Anche per tutelare i ragazzi, e non traumatizzarli oltre quanto non sia già accaduto, c’è la volontà di dimenticare il terrificante fatto della vigilia dell’Epifania e di guardare avanti.

«Ho raccomandato a mio figlio - racconta la madre di uno dei ragazzi coinvolti - di non parlare dell’accaduto con i suoi compagni di classe. Neanche gli insegnanti hanno ancora saputo da noi genitori quello che è successo. Certo, avranno imparato qualcosa leggendo i giornali. Ma come genitori andremo a parlare con loro la prossima settimana».

E un’altra mamma ha aggiunto: «L’importante ora è recuperare la normalità».

I ragazzi vittime di questo agghiacciante “scherzo” (per utilizzare la terminologia che gli stessi nordafricani responsabili del gesto avrebbero usato) sono molto amici, e alcuni si conoscono tra loro ben prima che da quando hanno iniziato le scuole. Ovviamente, in questi giorni, molti di loro, se non tutti, si sono sentiti assai sotto pressione. La violenza subita (seppure ai ragazzi non sia stato fatto alcun male fisico, la violenza sul piano psicologico è innegabile, dal momento che è stata apparecchiata per loro una scenografia che per alcuni tratti ricorda le esecuzioni “stile Isis”), il dubbio se raccontare ai propri genitori quanto accaduto o meno (c’è chi non lo ha fatto subito), la decisione di affrontare il naturale interrogatorio dei carabinieri durante la denuncia in caserma (la fase delle denuncia è durata oltre tre ore), sono tutti elementi che hanno ingenerato un comprensibile stress in loro e nelle loro famiglie. Ora, c’è la voglia di lasciarsi alle spalle il prima possibile tutto questo, e tornare alla normale vita di studenti della loro età. Potrà sicuramente contribuire a dimenticare presto la vicenda il fatto che nel pomeriggio di ieri quattro dei presunti responsabili si siano costituiti presso la caserma dei carabinieri di Vignola. Proprio lì alcune vittime avevano fatto denuncia senza però offrire particolari spunti investigativi: «Quegli uomini avevano il volto travisato - hanno raccontato - Solo quello che aveva la pistola era più riconoscibile degli altri».