I quattro balordi ancora in caserma

I ragazzi magrebini già conosciuti per le loro intemperanze. La prossima settimana saranno interrogati dal pm Mazzei

VIGNOLA. «Scusate, abbiamo scherzato». Si può sintetizzare con queste parole il punto di vista dei quattro magrebini che martedì scorso hanno inscenato una finta esecuzione “stile Isis” ai danni di cinque ragazzi vignolesi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni. I quattro nordafricani si sono costituiti spontaneamente presso la caserma dei carabinieri di Vignola venerdì pomeriggio, dopo avere letto sul giornale il clamore suscitato dal loro gesto. Il giorno dopo, tra loro, c’è poca voglia di parlare mentre escono di nuovo dalla Tenenza dopo aver chiesto indicazioni sul percorso da intraprendere. In zona sono conosciuti e l’Arma li teneva monitorati da tempo per le loro intemperanze.

L’altra sera, tuttavia, all’uscita della caserma, uno di loro ha spiegato il gesto del “branco”. «Eravamo in un bar e abbiamo bevuto un po’ troppo e quando siamo usciti abbiamo pensato di fare uno scherzo, abbiamo sparato due colpi in aria con una pistola a salve e non credevo che ciò che abbiamo fatto diventasse una cosa così grande. Chiedo scusa a tutti, chiedo scusa ai ragazzi e ai loro familiari. Siamo andati in caserma e abbiamo consegnato ai carabinieri la pistola a salve. Sono un po’ scioccato anch’io per la piega nazionale di questa vicenda».

Dall’altra parte, il padre di uno dei ragazzi coinvolti in questa vicenda, ha detto: «Per me la cosa è finita qui. Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto ai carabinieri».

Per i magrebini autori del gesto, tuttavia, la cosa non finisce affatto qui. Anzi, è appena iniziata. Il fascicolo sul caso è infatti ora nelle mani del pubblico ministero Pasquale Mazzei, che nei prossimi giorni interrogherà i nordafricani autori del gesto e deciderà eventuali capi d’imputazione a loro carico. La testimonianza resa ai carabinieri di Vignola da parte degli stessi magrebini, infatti, è stata tecnicamente soltanto una dichiarazione spontanea, mentre ora il percorso della magistratura prevede appunto l’interrogatorio alla presenza di un avvocato difensore. L’inchiesta dovrà chiarire innanzitutto perché uno di questi magrebini girasse con una pistola giocattolo in tasca e dovrà formulare eventualmente alcune ipotesi di reato, dal sequestro di persona (i ragazzi vignolesi sono rimasti di fatto ostaggio del gruppo di magrebini sotto minaccia di una pistola, che solo in un secondo momento si è rivelata una scacciacani), alla violenza privata, alle minacce. In via Resistenza, intanto, ieri mattina si sono presentati anche agenti della Digos, per esaminare il percorso che oggi pomeriggio, a partire dalle 18 e fino alle 20, imboccherà la fiaccolata organizzata dalla Lega Nord.