Disoccupazione giovanile un boom tutto modenese

In un solo anno il numero di ragazzi senza impiego è aumentato del 9,1% E in Emilia Romagna sono 120mila quelli che non studiano né lavorano

MODENA  Disoccupazione giovanile, è Modena la maglia nera regionale. A confermarlo il rapporto 2015 sul mercato del lavoro in regione. Lo ha stilato l’Emilia Romagna Valorizzazione Economica Territorio, società per azioni “in house” della Regione. Il dato più preoccupante? L’aumento percentuale di ragazze e ragazzi dai 15 ai 29 anni senza lavoro. Il valore è passato dal 18,3% del 2013 al 27,4% del 2014. Un 9,1% in più che è l’incremento più elevato a livello regionale.

La media regionale è dello 0,43%, ovvero ventuno volte in meno, escludendo per un attimo la nostra provincia. Altrimenti il valore si attesta all’1,39%, ovvero circa sei volte in meno. Il podio in negativo è completato da Rimini (3,3%) e Forlì-Cesena (2,8%). Dall’anno d’inizio della crisi, la disoccupazione giovanile è aumentata di circa 3,65 volte nella nostra provincia. Nel 2008, infatti, il tasso era al 7,5%. Allora lo scostamento dalla media regionale era minimo. L’attuale tasso medio in Emilia Romagna (23,9%) è inferiore a quello modenese. In valori assoluti, il 27,4% fatto registrare da Modena nel 2014 non è il riferimento più alto in regione.

La triste classifica è guidata da Ferrara (33,3%), davanti a Rimini (28,1%) e Ravenna (27,7%). Attenzione, però. Nella città estense c’è stato un calo del 5,8% rispetto al 2013, in cui la disoccupazione giovanile era al 39,1%. Anche a Bologna c’è stata una controtendenza: il fenomeno è passato dal 25,4% al 24%. Valore sostanzialmente stabile a Parma (+0,7%) e Ravenna (+0,1%). La situazione non migliora considerando due tassi dell’Istat. Secondo rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, la disoccupazione complessiva a Modena e provincia è passata dal 7,46% del 2013 al 7,90% del 2014. Dieci anni prima, nel 2004, era al 3,69%. Il secondo riguarda l’inattività. Nel 2004 il valore era del 26,45%. Nove anni dopo, nel 2013, la percentuale era del 27,32%. Nel 2014 il record dalla prima rilevazione: 29,09%.

Il fatto che la disoccupazione non sia “monopolio” dei giovani è riflesso nei dati sull’accesso ai Centri per l’impiego. La fonte, in questo caso, è la Provincia. Ebbene, lo scorso anno gli iscritti erano 49.059. Nel 2014 erano 39.148. Un aumento di oltre un quarto dall’anno precedente (25,32%) e di più della metà (53,48%) rispetto al 2012, il periodo in cui c’era stato il minimo (31.965 accessi) dal 2010. Nel report dell’Ervet si nota anche un altro aspetto: Modena ha avuto il calo più alto di avviamenti al lavoro. Dal 2008 al 2014 si sono ridotti del 6,5%, ancor più di quanto accaduto a Forlì-Cesena (6,4%) e Bologna (3,4%).

In termini assoluti, il valore (128.969 nel 2014) vale l’argento regionale dietro il capoluogo (191.635) e davanti a Ravenna (100.248). Rispetto all’anno prima si sono ridotti del 4,7% gli avviamenti a tempo indeterminato. Meglio di Piacenza (-12,8%) e Parma (-6,8%), ma peggio di tutte le altre province della regione. Al contrario, Modena ha un primato per l’avviamento al lavoro domestico. Una realtà che riguarda il 4,3% dei contratti in questione, percentuale più alta di tutte le altre dell’Emilia Romagna.

A Modena s’è registrata anche la più elevata riduzione della cassa integrazione ordinaria. Dal 2013 al 2014 le ore si sono ridotte da 3.208.373 a 1.644.319 con un -48,7%. In assoluto, nella nostra provincia ne sono state concesse 14.649.378 delle 79.908.628 in regione. Il 18,3% del totale vale il secondo posto dietro il 21,2% di Bologna (16.979.287 ore totali).