Garage Ferrari di Modena da abbattere: entro luglio il progetto di demolizione

Il Tar ha dato sei mesi per preparare il progetto per la  demolizione. Il progetto per la realizzazione del parcheggio conteneva un abuso edilizio ma il municipio diede lo stesso la concessione

MODENA. Il Garage Ferrari ha i giorni contati. Deve essere abbattuto, quando? Lo stabilirà il Provveditore delle Opere Pubbliche di Bologna, delegato come commissario ad acta dal Tar di Bologna per abbattere al suolo tutto l’edificio di via Trento Trieste, parcheggio e attività comprese. Il Provveditore avrà sei mesi a partire da ora per mettere a punto un piano di demolizione.  L'abbattimento dovrà essere eseguito entro 180 giorni. Teoricamente da luglio - a progetto pronto - entro ulteriori 120 giorni l'operazione demolizione dovrebbe essere effettuata.

A pagare tutte le spese - per ora non quantificabili - sarà lo stesso Comune di Modena, come ha stabilito il Tar, e non la proprietà, perché è stato il Comune a dare una concessione che non doveva dare (e inoltre la proprietà non era coinvolta nell’ultimo ricorso).

L’abbattimento richiederà severe misure di precauzione, dato che tutta la zona è densamente abitata e ci sono uffici. Proprio alcuni residenti avevano avviato la causa già ventinove anni fa - nel 1987 - per il danno che avrebbe provocato quell’enorme fabbricato a garage su due piani privandoli di aria e luce e per il rumore e l’ulteriore inquinamento che avrebbero causato le auto nel parcheggio.

Ora, dopo il perentorio ordine del Tar di mercoledì scorso, il Comune potrà giocare la sua ultima carta: un ennesimo ricorso al Consiglio di Stato (sta valutando la possibilità). Ma il percorso, per quanto lunghissimo e accidentato, è ormai al capolinea. Non c’è più spazio per altre dilazioni, la Ba Service - società proprietaria, con amministratore unico Piero Ferrari - ha rinunciato alla domanda di sanatoria per la parte in eccedenza e il vicinato in causa da quasi trent’anni, assistito prima dall’avvocato Guglielmo Della Fontana e poi dal figlio Ludovico Della Fontana, gioisce e vede le sue ragioni blindate dai giudici che ritengono la concessione del Comune nulla, l’edificio completamente abusivo e l’ipotesi di una sanatoria insussistente e fuori luogo.

Ma com’è possibile che si sia arrivati a tanto? Perché l’ultima sentenza del Tar ha sottolineato che il Comune di Modena non può rimettere tutto di nuovo in discussione considerando che due terzi dell’edificio sono regolari e un terzo no? Per capire questa tormentata vicenda giudiziaria bisogna concentrarsi su due nodi legali: uno all’inizio e uno alla fine.

Andiamo al 1987, quando da poco è sindaco Alfonsina Rinaldi, ex assessore all’urbanistica. La Fiorano Due, società di Piero Ferrari, presenta domanda per un garage privato in viale Trento Trieste. Come si scoprirà in seguito, il progetto contiene una violazione macroscopica delle norme edilizie: un terzo del fabbricato è in eccedenza rispetto al massimo consentito dalla legge 1444 del 1968. Incredibilmente, però, il progetto arriva all’Ufficio tecnico del Comune e viene approvato.

In altre parole, nessuno si accorge che contiene un terzo in più di cubatura. Intanto il vicinato, spaventato da questo garage mastodontico che toglie aria e luce, presenta al Tar di Bologna un ricorso per annullare la concessione comunale: è in questo momento del 1987 che diventa chiaro che quell’edificio sarà abusivo. Ma in attesa del Tar la proprietà costruisce lo stesso il garage e il Comune non interviene. Così il Garage Ferrari apre al pubblico. Ma poco dopo, nel 1989, arriva la sentenza del Tar che, dando ragione al vicinato, rileva come quell’edifico di cemento armato non doveva essere costruito e come il Comune doveva accorgersi che il progetto violava la legge e respingerlo.

Tagliando corto sulle successive vicende legali, basti ricordare che nel 1994 il Comune torna a dare una concessione che nel 2004 il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittima. La sentenza ha messo in moto la diffida dell’avvocato Della Fontana contro il Comune per l’abbattimento. Impugnazione e sentenze successive portano al 2013 quando il Tar ordina perentoriamente al Comune di eseguire la demolizione. Un anno dopo, nel maggio 2014, l’ex dirigente della Pianificazione territoriale Marco Stancari (sotto la giunta Pighi 2) prende atto che la concessione è stata annullata e procede a eseguire l’ordine dei giudici. Dà 180 giorni alla società di Piero Ferrari per ripristinare l’area con un progetto di demolizione. In alternativa, il Comune chiede di presentare una domanda di sanatoria per le parti eccedenti. L’obiettivo è di arrivare a una sanzione pecuniaria. La Ba Service prima presenta la domanda di sanatori ma poi la ritira.

E qui veniamo al secondo nodo. Il 2 settembre 2015, sotto la Giunta Muzzarelli, dopo controversie sulla staticità dell’edificio in caso di abbattimento, il nuovo dirigente del Settore Pianificazione Maria Sergio, in modo del tutto inaspettato, decide che la concessione non è nulla ma secondo lei è valida almeno per la parte non abusiva e chiede una sanzione di 1,8 milioni alla Ba. Che però non paga. E ora, dopo l’ultima sentenza del Tar (che i residenti hanno fatto proprio contro l’atto della dirigente che rianima una concessione morta e sepolta), i giudici ordinano che l’abbattimento va fatto subito e a pagare sarà il Comune. Spese legali e anche demolizioni. Il conto? Sarà a carico dei modenesi...