Arachi al Corni di Modena: «L’anoressia malattia mediatica che genera mostri»

La giornalista ha spiegato agli studenti del Corni di Modena i pericoli legati ai disordini alimentari: «Evitate gli esperti da web»

MODENA. "Scrittori sui banchi": è all'interno di questa iniziativa promossa dall'IIS "Corni" di Modena che Alessandra Arachi, scrittrice e giornalista del Corriere della sera, ha incontrato un'auditorium pieno di studenti. Scrive di attualità, politica e costume. Ma soprattutto, si occupa di disturbi alimentari: un tema che è lo sfondo di riviste di moda, social network e malati ideali di bellezza della nostra società. La dottoressa Arachi ha studiato fisica all'Università e a 29 anni ha pubblicato il suo primo libro , Briciole. Niente cattedre o conoscenza per interviste: «Ho sofferto di anoressia ai tempi del liceo: - spiega agli studenti che la hanno inondata di domande - Briciole è stato il romanzo della mia malattia e mi sono trovata a scriverne di nuovo».

Al Corni di Modena si parla di anoressia con Alessandra Arachi

Si riferisce a Non più briciole, il suo ultimo libro pubblicato nel 2015: come il primo parla di anoressia, ma stavolta dal punto di vista di una madre. «Io non ho figli, - spiega - si tratta di un artificio letterario nato dall'esigenza di sfatare alcuni miti». «L'anoressia - continua la Arachi - è una malattia mediatica e come tale genera mostri: il web è pieno di sedicenti esperti che dicono molte assurdità». Tra queste, l'idea che il disturbo anoressico sia generato dalla figura materna. «La prima definizione di anoressia risale a poco più di un secolo fa: - commenta la Arachi - si tratta di una patologia le cui cause sono, in parte, ancora indefinite».

Studi scientifici ancora in corso potranno confermare quello che Alessandra Arachi dice in base alla sua conoscenza empirica: «posso dire - commenta - che su una base organica e genetica influiscono concause di natura psicologica». «È sempre possibile cercare un colpevole - continua - e additare in una madre la responsabile di ciò che è un complicato universo di fragilità».

Gli studenti si affollano per farle domande o raccontare le proprie esperienze. Il tema è attuale e come la moda di diete sempre più fantasiose attira l'attenzione dei più giovani. Di chi è la colpa? Come si combatte l'anoressia? Da cosa emerge? In un'ora e mezza di incontro, Alessandra Arachi soddisfa ogni domanda.

«Campanelli d'allarme - spiega - possono essere il controllo ossessivo del cibo, la progressiva carenza di sonno, e un repentino cambiamento nella vita sociale». Si diventa intolleranti, chiusi, si chiude la porta a ogni comunicazione affettiva. «L'anoressia è un inferno - continua la Arachi - e uscirne è un percorso difficile, complesso e soprattutto interdisciplinare». A questo proposito, sembra che le strutture pubbliche italiane siano «piccole grandi eccellenze distribuite in tutto il nostro territorio». La Arachi, tra l'altro, pubblicherà a breve un'inchiesta a riguardo.

Un inferno generato da un miraggio di bellezza? «Fermo restando che un altro mito da sfatare riguarda le modelle, spesso magre per costituzione più che per malattia, - precisa - credo che la diffusione di modelli più sani sia una scelta necessaria». «Forse spetta anche a voi non seguire certi modelli e crearne altri»: la Arachi provoca gli studenti in uno scroscio di applausi. Innegabile, dunque, l'influenza dei social in quel tunnel che è la malattia.

«È importante chiamare le cose col proprio nome e abbattere qualsiasi tabù: - commenta la Arachi - l'anoressia è una malattia con un notevole tassi di mortalità». Ma alla fine del tunnel c'è la luce, e la Arachi la descrive: «Passato il momento più difficile, quello di riaprirsi alla vita prima ancora che di ricominciare a mangiare, si apre un mondo meraviglioso e la vita appare più bella».