Sestola. «Massimo è vivo e felice grazie a tre angeli custodi»

Malato di Sla dal 2000: il 118 di Fanano e i medici di Baggiovara lo hanno salvato In India ha vinto la paura della morte e ha scritto un libro con il puntatore oculare

SESTOLA. Ci sono storie che devono essere raccontate, veri e propri inni alla vita, che racchiudono al loro interno l’essenza stessa dell’esistenza umana. Anche se di mezzo c’è una malattia infame. Basta pronunciare il nome di certe malattie per distogliere lo sguardo da tutto il resto e focalizzarsi unicamente sulla malattia stessa.

E quello sarebbe l’errore maggiore, perché Massimo D’Alonzo è prima di tutto un uomo. Ha 55 anni ed abita a Vesale, una frazione di Sestola, e nel 2000 gli è stata diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la S.L.A., una malattia neurodegenerativa al momento senza cura e che porta alla morte nel giro di pochi anni. Massimo, dopo 16 anni, è ancora vivo e, soprattutto, è felice. Lo è anche adesso che una polmonite lo sta mettendo a dura prova, ma lui, come ogni altra volta, sta lottando per la vita.

«E vincerà», assicura Doriana Di Giovanni, l’assistente domiciliare di Brescia che dall’anno scorso è accanto a Massimo: «Non appena ci siamo conosciuti è stato amore a prima vista. Ci siamo piaciuti dal primo istante, si è creata un’empatia unica e indissolubile», come dice sempre Massimo. La capacità di entrare in sintonia è una sua qualità peculiare, anche se la malattia non gli permette più di comunicare con la parola: «Lo fa con gli occhi. Il suo sguardo è più chiaro di mille parole e per le situazioni più specifiche ha un puntatore oculare e una tabella alfanumerica».

Ma chi è Massimo? «È stato un maestro alle elementari, un amante della natura, è stato fiorista e ha lavorato la pietra. Poi la malattia e la paura della morte, un tormento che lo ha spinto a cercare delle risposte e quelle risposte Massimo le ha trovate in India, durante 8 viaggi portati a termine con fatica e grazie agli amici che lo hanno accompagnato. Lì ha scoperto gli insegnamenti della guida spirituale Sai Baba, grazie a cui ha capito che la malattia è solo una fase transitoria della sua esistenza e che lo porterà a un passaggio successivo. Dopo aver acquisito tale certezza era di nuovo sereno e desideroso di vivere».

Tanto che Massimo, con l’aiuto di Doriana, ha “occhioscritto” un libro che verrà presentato alla fiera della piccola e media editoria di Modena, il Buk Festival: «Massimo, alias “Occhiochescrive”, materializza i suoi pensieri, le sue riflessioni e i suoi racconti con un puntatore oculare ed io trascrivo e sistemo tutto per lui. È un libro unico, come Massimo: sono racconti satirico-umoristici ambientati in una comunità preistorica. Il titolo del suo primo libro é “Maria Extra Vergine” edito da Campi di Carta, un libro “non politicamente corretto”, come ama definirlo Massimo. Parla di tutto, dai rapporti interpersonali alla nascita della marjuana».

Poi la crisi di metà gennaio: «Aveva qualche linea di febbre, la diagnosi era una leggera bronchite. D’un tratto gli spasmi e poco dopo la perdita di conoscenza: ho chiamato il 118. Dalla centrale di Fanano sono arrivati il medico il dottor Saverio Galasso, l’autista Erik Scotese e l’infermiera Ika Tarziman: ragazzi di una professionalità straordinaria, pronti all’emergenza e, soprattutto, dotati di un’umanità e di una sensibilità fuori dal comune; oltre all’aspetto fondamentale dell’impeccabile soccorso sanitario, ci sono stati vicini, ci hanno sostenuto umanamente, ci hanno fatto una carezza per darci il loro conforto e la loro comprensione. Hanno avuto quella dolcezza e quell’attenzione che solo un familiare o un vecchio amico sanno darti in un momento così. Sono stati i nostri tre angeli custodi. Arrivati all’ospedale di Baggiovara abbiamo trovato altro personale medico e sanitario straordinario: la dottoressa Mandrioli, il dottor Piccinini e la dottoressa Bertellini, oltre al dottor Lenzotti, referente sanitario. Una catena di persone eccezionali e se Massimo è vivo è anche grazie a loro. Senza dimenticare Tiziano Ricci, autista del 118 di Sestola, nostro caro amico, che ci sta vicino e che ci accompagna in ambulanza per cure e spostamenti.

Ora attendo solo di riportare Massimo a casa. Tra poco ci sarà la presentazione del libro e lui proprio non può mancare, anche solo via Skype. E poi a casa ci sono i suoi due “bimbi” che lo aspettano: il cagnolino Gastone e il maialino vietnamita Mario. Siamo una famiglia. Anzi, per citare Massimo, una famiglia di matti, ma felici».