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Nel 1896 il primo film a Modena: “Nuove e bizzarre proiezioni”

La rubrica "C'era una volta a Modena" ci porta alla fine dell'Ottocento e ci accompagna fino alla nascita dei multisala

MODENA. Il mondo cambia velocemente. Oggi a Modena per vedere un film si va in una multisala, all’Astra, al Victoria, al Raffaello. Oppure, per i cinefili, si fa un salto al Filmstudio 7B o alla Sala Truffaut in Palazzo Santa Chiara.
Sono ormai scomparsi i vecchi cinematografi e non ci sono più i Cineforum, con i loro accesi dibattiti, nelle parrocchie o alla "Casa del Giovane" in Viale Achille Fontanelli, dove davvero si discuteva del valore della Corazzata Potëmkin, prima che Fantozzi la de ...

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MODENA. Il mondo cambia velocemente. Oggi a Modena per vedere un film si va in una multisala, all’Astra, al Victoria, al Raffaello. Oppure, per i cinefili, si fa un salto al Filmstudio 7B o alla Sala Truffaut in Palazzo Santa Chiara.
Sono ormai scomparsi i vecchi cinematografi e non ci sono più i Cineforum, con i loro accesi dibattiti, nelle parrocchie o alla "Casa del Giovane" in Viale Achille Fontanelli, dove davvero si discuteva del valore della Corazzata Potëmkin, prima che Fantozzi la definisse "una cagata pazzesca".
Un tempo non lontanissimo i Modenesi che abitavano in periferia dicevano, soprattutto la domenica, "andam al cinema a Modna".

Prima dei multisala: immagini dei vecchi cinema di Modena


Da Via Nonantolana i miei mi portavano prevalentemente al Ferrovieri, l'attuale Filmstudio 7B (si spendeva poco!). Ricordo ancora, ero molto piccolo, un film che mi terrorizzò. Era La maschera di cera, un film del 1933 arrivato evidentemente in Italia solo nel dopoguerra.


Oppure si andava al Principe, e poi si prendeva un gelato da "Gurgo", lì accanto. Ricordo quando proiettarono Via col vento all'Astra. Il film era stato realizzato nel 1939, ma arrivò in Italia soltanto il 3 novembre 1951 e durava 4 ore, un'enormità. I Modenesi della periferia andarono al cinema con il panino (da Via Nonantolana occorreva aggiungere al tempo della proiezione un'ora a piedi tra andata e ritorno!).


Si entrava al cinema quando si voleva, anche a proiezione già iniziata, ci si immergeva nel fumo delle sigarette, si finiva di guardare il film con i titoli di coda, poi scorreva sullo schermo la Settimana Incom e si ricominciava. Questi di gennaio 2016 sono giorni di gran sereno, ed era così anche il giorno di San Geminiano tanti anni fa. Entrai al Principe con il sole e uscii con mezzo metro di neve. Debbo aver visto almeno due volte un film di cowboys (i "caplòun", come diceva mio padre)!
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Chi voglia conoscere la storia del cinema a Modena non può prescindere dal volume che Gabriella Roganti pubblicò nel 1990, Appunti per una storia del cinematografo a Modena dagli albori all'avvento del sonoro, presso l'editore Colombini, l'unico che si sia occupato di questo argomento in città (aveva già pubblicato una Piccola guida tascabile di Modena con l'indicazione di 34 teatri e 13 cinematografi rilevati fino al 1940).
Apprendiamo che "si parlava tanto, in giro per Modena, di questa nuova invenzione del cinematografo, cosa che aveva quasi del magico, anzi, nel popolino sempre diffidente, circolava la voce: "An ve lasedi imbambir, l'e un zog ed spècc!".


Il cinematografo, seppur in condizioni precarie, fu presentato a Modena al Teatro Storchi la sera del 3 ottobre 1896 (Probabilmente era già arrivato tempo prima con spettacoli ambulanti su carrozzoni durante fiere o sagre di paese).


Dopo lo spettacolo teatrale L'histoire d'un Pierrot venne offerta per la prima volta al pubblico modenese, accorso numeroso nonostante i prezzi elevati dei biglietti (Lire 0,50 in poltrona, Lire 0,25 in loggione), la proiezione di una serie di brevi storielle, chiamate allora "foto animate".
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Il programma fu il seguente: "Sfilata di truppe" - "Partenza di due piroscafi" - "Una danza villereccia" - "Una scena tempestosa col passaggio di un tram elettrico" - "Un boulevard di Parigi ingombro di carrozze, pedoni, velocipedisti". Il pubblicò apprezzò entusiasta lo spettacolo di queste "nuove e bizzarre proiezioni", come le chiamerà il "Duca Borso", la rivista satirico-umoristica modenese fondata dal caricaturista Umberto Tirelli il 10 novembre 1900".

Continua ancora Gabriella Roganti: "Il 14 gennaio 1906 venne inaugurato il primo locale che ospitava esclusivamente spettacoli cinematografici ed un Museo Meccanico.

Si trattava però solo di un padiglione, di una struttura quindi provvisoria, situata nel piazzale fuori Barriera Garibaldi.

Le programmazioni erano continue, tutti i giorni dalle ore 15 alle 21, e venivano cambiate molto spesso per dare spazio a migliori e sempre più recenti creazioni.

Ebbe vita breve per motivi di comodità e decoro; il proprietario signor Debri trasferì l'impianto che venne utilizzato saltuariamente nei locali del Circolo For Ever con il nome di Cinematografo Edison", in Palazzo Solmi in Via Emilia. Il cinema era ovviamente muto, e veniva accompagnato da un'orchestra o da un pianoforte. Nel 1938 la sala cinematografica, modificata, prese il nome di cinema Vittoria, per poi assumere nel 1952 quello di Ambra. Chiuse i battenti nel 1975. In questo cinema con un solo biglietto era possibile vedere due pellicole. All'epoca non capivo perché, ma avevo il divieto tassativo di entrare in quella sala, molto malfamata.

Ma il primo vero cinema modenese fu il Salone Margherita in Via Campanella, inaugurato il 28 ottobre 1906. Dai manifesti dell'epoca conservati all'Archivio di Stato di Modena apprendiamo che domenica 26 maggio 1907, con spettacoli alle ore 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 e 22, lo spettatore avrebbe potuto vedere Ventagli giapponesi, definita "splendida proiezione dal vero"; Match di pugilato, "interessantissima dal vero"; Cuore e Dovere, "dramma sentimentale diviso in 8 parti". Seguiva come sempre la "comica": quel giorno era Cocchiere in gonnella.

Il Salone terminò gli spettacoli il 3 luglio 1939.

Il cinema prende piede, diventa spettacolo di massa. I primi anni del secolo vedono nascere a Modena molti cinematografi, anche all'aperto: ad esempio fuori Barriera Garibaldi sorse il 2 febbraio 1908 il cinema Savoia, poi trasformato verso il 1915 in cinema all'aperto con il nome di Iris-Giardino.

Nel 1909 in Via Università si aprì il cinema Bios Pathè Centrale, chiuso alla fine del 1918, che aveva sede nei locali che avrebbero successivamente ospitato il GUF, il Gruppo universitario fascista.

Nella stessa strada, all'angolo con Corso Canalgrande, aprì il cinema Excelsior il 16 dicembre 1909, che successivamente assunse il nome di Mignon nel 1951, e poi di Capitol nel 1966, con trasformazioni nella struttura di grande rilevanza.

In molti casi persisteva la contiguità tra teatro e cinema, spesso in ambito religioso: ne è un esempio il cinema Cavour, che assunse questo nome nel 1947 (in precedenza tutta la città lo conosceva come Paradisino, un teatro ottocentesco che prendeva il nome dalla contigua chiesa di Santa Maria degli Angeli del Paradiso), o il cinema Domus, ora solo teatro Michelangelo.

Perfino le chiese vennero trasformate in cinema. È il caso della chiesa sconsacrata di San Carlino Rotondo in Via Gherarda. Al suo posto, inaugurato il 1° ottobre 1913, sorse il cinema teatro Vittorio Emanuele, che aveva in alto, accanto a due statue che reggevano lo stemma sabaudo, le scritte "Arte" e "Vita". Denominato poi Centrale, sopravvissuto ai bombardamenti del 1944 che colpirono la contigua chiesa di San Vincenzo, fu riaperto il 1° settembre 1949 con il nome di Metropol.

In Via Falloppia aprì il 31 ottobre 1912 il cinematografo Moderno, che divenne poi nel 1920 cinema-teatro-bar Modernissimo. Quando chiuse, nel 1924, i locali furono occupati dalla tipografia della "Gazzetta dell'Emilia".

In quello che allora si chiamava Vicolo Auberge tra 1923 e 1924 si aprì il cinema Orientale, che assunse nel 1947 il nome di Marconi, e poi nel 1975 quello di Embassy.

Il Tersicore per trenta anni, dal 1915 al 1946, fu il il ritrovo dei Modenesi: in quel Salone si ballava e si scattinava, fino a che fu trasformato in cinematografo e prese il nome di Olympia. Completamente rifatto nel 1954, divenne il cinema più bello e moderno della città. Costruito da Mario Pucci e da Vinicio Vecchi, sottoposto a vincolo, attende ancora dopo la sua chiusura di conoscere il suo destino.

Su Via Modonella nel 1915 era stato ultimato il cinema Splendor, giudicato all'epoca uno dei più belli d'Italia, ma certamente il Liberty trionfava al cinema teatro Principe, che i Modenesi chiamavano "al Fantein" dal nome del proprietario Contardo Fantini, che aveva sul tetto la terrazza "Settimo Cielo", per ballare il "Boogie Voogie", come recitava un manifesto, edificio poi abbattuto per far posto nel 1960 alla più moderna costruzione.

Nel 1947 si inaugura l'Odeon con grande successo (nel 1948 vi si sedettero 583.000 spettatori!), poi decaduto a cinema a luci rosse e da troppo tempo cantiere abbandonato.

Un cinema sfortunato è stato l'Adriano in Via Selmi, ora trasformato in parcheggio multipiano, che fu inaugurato nel 1973 con grande afflusso di pubblico con Amarcord di Fellini.

Questa breve carrellata su una Modena che non c'è più non può dimenticare i cinema all'aperto, di cui ora sopravvive soltanto il Supercinema Estivo.

Non c'era ancora l'aria condizionata e i cinema in centro chiudevano per l'estate.

I Modenesi andavano al Ferrovieri (quando lì accanto passava il treno tutti chiedevano al vicino che cosa avessero detto l'attore o l'attrice!), al Panaro, creato su un ex campo di calcio dove ora sorge il cinema Arena, al Libertà, al Tennis, all'Edera, all'Italia, all'Ariston, o allo Scala, che d'estate si trasformava in cinema all'aperto: nell'intervallo un ragazzino con la cassetta a tracolla gridava: "Aranciate, romelline, birre e chinotto!".