Viaggio in Appennino, scoprire Montalto attraversando le vie dei mulini

Ricostruzione di una capanna etrusca presso il lago Bracciano

La collina di Montese nasconde antichi sentieri che spiegano le tradizioni del nostro territorio. Un itinerario di media collina nei dintorni di Montese alla scoperta di antichi sentieri, vecchi mulini, stretti orridi scavati dalle acque e un antico insediamento etrusco risalente ai secoli VI-IV a.C.

MONTESE. Itinerario di media collina nei dintorni di Montese alla scoperta di antichi sentieri, vecchi mulini, stretti orridi scavati dalle acque e un antico insediamento etrusco risalente ai secoli VI-IV a.C. Si parte dal borgo di Montalto e tramite tratti di sentiero e stradine asfaltate a bassissimo traffico, si raggiunge la prima tappa di questo itinerario: il monte Balgaro (906 m slm).

All'uscita del bosco, nelle giornate limpide e terse, la visuale spazia su tutte le principali vette del crinale tosco-emiliano tra cui il Corno alle Scale, il Cimone e il Cusna. Si scende sul versante est fino ad incrociare l'antico sentiero che i contadini montaltesi percorrevano per portare ai 9 mulini ad acqua di Villa d'Aiano le castagne essiccate dalle quali si otteneva la farina; qui si procede a mezzacosta in una stretta e profonda valletta scavata dal Rio Canali, caratterizzata da un clima molto fresco che permette la crescita di diversi esemplari di faggi.

Si arriva quindi alle porte di Villa d'Aiano e, già da lontano, stupisce subito la presenza di due campanili, uno più antico e l'altro più recente: il motivo è che circa 200 anni fa una frana caduta dal monte Balgaro spazzò via la chiesa e buona parte dell'antico borgo risparmiando solo il campanile, per cui il nuovo paese fu ricostruito poco più a valle. Si prosegue su sentieri in mezzo al bosco in direzione di Montese fino ad incontrare la moderna chiesa della Madonna dei Cerreti ma la presenza anche di un antico campanile a vela lascia intendere la consacrazione del luogo al culto cristiano già in antichissima data.

Si continua fino a raggiungere il ponte sul torrente Gea dove si inizia ad intravedere lo splendido orrido che lo contraddistingue e poco dopo il mulino di Paiarolo con belle macine di pietra esposte e dove, a poca distanza, si scorge ancora la sagoma della "Gora", il bacino dove veniva raccolta l'acqua del torrente per consentire una fornitura idrica costante alle macine del mulino.

Ora si ha la possibilità di optare per una digressione di circa un'ora e mezza che ci porterà a visitare un antico santuario etrusco presso il cosiddetto Lago Bracciano (ormai prosciugato): qui sono stati ritrovati dei bronzetti votivi, uno dei quali raffigurante la Dea Mnerva (Minerva per i Romani), alla quale erano dedicate le acque curative; infatti, poco lontano, in località Acqua Salata, si trovano ancora oggi due sorgenti salsobromoiodiche utilizzate fino agli anni '50 per la cura del gozzo, patologia della tiroide un tempo diffusa in Appennino. Tornati sui propri passi, si prosegue sino a raggiungere l'antico mulino di Gea situato lungo l'omonimo torrente. Il mulino, ormai diroccato, si trova in una posizione suggestiva in mezzo al bosco e nel cuore dell'orrido scavato nei secoli dal paziente lavoro di erosione delle acque.

Si attraversa il ponte sul torrente e si imbocca in salita un sentiero ancora perfettamente lastricato in cui i sassi sono posizionati di taglio per dare loro una maggiore stabilità vista l'elevata pendenza. Il ritorno a Villa d'Aiano e Montalto avviene prima tramite il sentiero 456 che aggira il monte Grande d'Aiano e poi risalendo la Valle del Rio Canali già percorsa all'andata ma stavolta lungo la sua sinistra orografica; qui la maggior larghezza del sentiero ci fa percepire che probabilmente questo poteva essere percorso anche da carri trainati da buoi o da asini.