Non aprite quella mail: virus infernale blocca tutti i dati e per riaverli bisogna pagare un "riscatto"

La schermata che appare sul pc quando si viene infettati dal virus

Si moltiplicano le denunce di chi si trova il computer paralizzato da Cryptolocker: i consigli della Polizia postale per salvarsi dalla "peste"

MODENA. E' un vero e proprio incubo informatico, che sta colpendo migliaia di persone, che si ritrovano all'improvviso con il computer paralizzato e una finestra beffarda che ti dice: se vuoi riavere i tuoi dati devi pagare 500 (ma se non paghi subito si sale a 1000) bitcoin, una moneta virtuale gestita da circuiti di exchanger che rilasciano bitcoin in cambio di versamenti con la carta di credito. Attualmente, un bitcoin equivale a circa 217 euro.

Negli ultimi giorni la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha registrato una nuova ondata di attacchi attraverso invio di mail contenenti il già noto virus Cryptolocker, che imperversa ormai da un po’ di tempo sul web. Purtroppo, nonostante gli sforzi investigativi abbiano già consentito di individuare diversi individui e gruppi organizzati, sia italiani che stranieri, impegnati nella organizzazione e realizzazione di simili campagne malevole, la estesa diffusione del fenomeno e la costante per cui l’attacco si rivela possibile, sempre e comunque grazie ad un comportamento disattento dell’utente, hanno indotto la Postale ad aumentare le misure di prevenzione attraverso ogni strumento utile a garantire la sicurezza di chi naviga in Rete.

L'avviso della polizia postale

Lo scenario è il seguente: l’ignaro utente - spiegano gli agenti informatici della Polizia - riceve sulla propria casella di posta elettronica un messaggio che fornisce indicazioni ingannevoli su presunte spedizioni a suo favore oppure contenente un link o un allegato a nome di Istituti di credito, Aziende, Enti, gestori e fornitori di servizi noti al pubblico. Cliccando sul link oppure aprendo l’allegato (solitamente un documento in formato pdf o zip), viene iniettato il virus che immediatamente cripta il contenuto delle memorie dei computer, anche di quelli eventualmente collegati in rete. A questo punto si realizza il ricatto dei criminali informatici che richiedono agli utenti, per riaprire i file e rientrare in possesso dei propri documenti, il pagamento di una somma di alcune centinaia di euro in bitcoin* a fronte del quale ricevere via e-mail un programma per la decriptazione. "E’ importante non cedere al ricatto", ammoniscono gli investigatori del web, " anche perché non è certo che dopo il pagamento vengano restituiti i file criptati".